mercoledì 5 ottobre 2022

SINISTRA PER URBINO E IL VOTO A URBINO

Le ultime elezioni politiche hanno evidenziato: 1. la vittoria della destra più reazionaria che il nostro Paese abbia mai visto al governo, con un passato e un programma preoccupanti per la tenuta democratica,  2. la forte astensione dal voto che mette in crisi il sistema e il rapporto tra i partiti presenti in Parlamento e i cittadini, 3. la sconfitta del Pd che non è stato in grado di costruire una alleanza per contrastare l'ascesa di questa destra, paga l'abbandono della difesa dei lavoratori, delle periferie, della pace, dell'ambiente e che ora si dibatte in una crisi identitaria dagli esiti imprevedibili, 4. la tenuta, rispetto alle previsioni, del M5stelle che tuttavia ha più che dimezzato voti, 5. il parziale, ma sostanziale fallimento del cosiddetto centro di Calenda e Renzi che non riesce a raggiungere l'obiettivo della percentuale a doppia cifra, 6. la frantumazione della sinistra che viene per questo privata anche in questa legislatura di una rappresentanza parlamentare. Questi dati nazionali hanno avuto il loro risvolto urbinate che tuttavia è interessante sottoporre ad una analisi dettagliata.  

Il 25 settembre si sono contati 10.984  aventi diritto al voto ad Urbino, nel 2018 erano 11.305. Segno visibile del calo della popolazione e del degrado che vive la città denunciato da anni da Sinistra per Urbino. La città si sta sempre più spopolando, soprattutto di giovani che fuggono in cerca di quel lavoro che la città non è in grado di di offrire. 321 cittadini elettori in meno dopo soli 4 anni. Eppure anche questa giunta di destra, sindaco in testa, aveva promesso di arrestare il degrado della città e di invertire la preoccupante emorragia: tutte parole al vento, semplici promesse demagogiche ed elettoralistiche. 

Altro numero molto indicativo è il numero dei votanti che da 9.003 del 2018 sono passati a 7.917, cioè il 7,56% dei cittadini in più in questa tornata elettorale non è andato a votare, portando l'astensione dal voto a quasi il 28%. Se alle persone che non sono andate a votare si aggiungono i voti nulli e le schede bianche, la percentuale delle persone che si è astenuta sale al 31,71%, cioè 3.367 cittadini  hanno rifiutato il diritto/dovere al voto, esprimendo la loro opposizione e contrarietà ai principali partiti in lizza. Nel 2018 le persone astenute dal voto erano state 2.527, il 23,97%. Sono 840 gli elettori in più che in questa tornata elettorale si sono rifiutati di esprimere il voto, ulteriore segnale della crisi di fiducia tra i partiti che siedono negli scranni istituzionali e i cittadini. 

La destra ha portato a casa la vittoria con 2.659 voti, il 35%, ma non riesce a superare la coalizione del Pd che si attesta al 36,63%. Incassa 2.658 voti, aumentando sebbene di poco rispetto al 2018 quando ne aveva ottenuto 2.338. Ciò che salta agli occhi è il travaso di voti a favore di Fratelli d'Italia dalla Lega che nel 2018 aveva ottenuto 1.206 voti, il 14,4%, e in queste elezioni si ferma  a 511 voti, il 6,93%. Fratelli d'Italia passa da 270 voti, il 3,11% del 2018 a 1.441, il 19,53% di oggi; rosicchia anche da Forza Italia, che ottiene solo 540 voti, il 7,32% perdendo 192 voti (dall'8,44%). La destra nel complesso avanza di poco in termini numerici passando da 2.338 a 2.659, 321 voti in più. Più consistente l'avanzata in percentuale, dal 26,94 al 35% per effetto della diminuzione degli elettori e l'aumento dell'astensione. 

La coalizione del Pd migliora in percentuale passando dal 34,2% del 2018 al 36,63%; perde tuttavia in voti da 2.968 a 2.783. Così anche il Pd in percentuale ha il 29,35% contro il 28,06% delle precedenti elezioni, ma perde voti da 2.435 a 2.165, cioè 270 voti in meno. Se si considera che questo numero comprende anche i voti di Art.Uno i cui candidati erano nella lista del Pd, mentre nella precedente tornata elettorale  Art.Uno correva nella Lista di Liberi ed Eguali, la perdita è più consistente. 

Il M5stelle riesce ad arrestare il trend negativo delle previsioni e pur perdendo molto rispetto al 2018 quando aveva ottenuto 2.562 voti con il 29,52%, resiste con il 13,32% e 1.012 voti.

La sinistra si è caratterizzata per la sua dispersione, ma sommando i voti di Unione Popolare, Pci e Italia Sovrana e Popolare raggiunge i 319 voti con il 4,2%. Se poi consideriamo che Sinistra Italiana /Verdi ha ottenuto 242 voti con il 3,28%, possiamo affermare che esiste ad Urbino una potenziale forza di sinistra e ambientalista che si esprime con 561 voti e una percentuale del 7,48%. Di qui la necessità di superare personalismi, particolarismi e lavorare per l'unità delle sinistre, con il coinvolgimento e il contributo di tanti che evitano invece di impegnarsi rinchiudendosi nel loro privato illudendosi di poter scansare individualmente le conseguenze di politiche antipopolari, favorendo così la destra e scelte reazionarie.

Il risultato elettorale sancisce la vittoria di una destra reazionaria egemonizzata da Fratelli d'Italia, ma costituisce anche un buon viatico per le prossime elezioni amministrative per costruire una coalizione che se ben gestita, potrebbe mandare all'opposizione l'attuale maggioranza di destra. Ad Urbino la destra è in minoranza. Serve un processo unitario per batterla. 

Sinistra per Urbino e il voto a Urbino (vivereurbino.it)




sabato 17 settembre 2022

SINISTRA PER URBINO E IL VOTO DEL 25 SETTEMBRE

 Il 25 settembre si andrà a votare per il rinnovo del Parlamento e  Sinistra per Urbino è molto preoccupata per il futuro del  Paese. Da una parte abbiamo la peggior destra dai tempi della “Seconda Repubblica”  egemonizzata da Fratelli d'Italia che non a caso conserva sul suo simbolo la fiamma tricolore del Msi, partito erede del fascismo mussoliniano e coinvolto nelle trame nere che hanno insanguinato l'Italia nel dopoguerra. La presenza della fiamma tricolore ha il significato di una continuità con quella inquietante tradizione e non può non preoccupare tutti i democratici che hanno costruito questo Paese sui valori  dell’antifascismo.

La destra  si presenta con un programma sociale che, una volta al governo, avrà pesanti ripercussioni sulla  vita  dei lavoratori  e di tutti i  cittadini, sia sul piano dei servizi pubblici che dell'ambiente. La flat tax infatti avrà come conseguenza,  minori introiti per le risorse dello Stato e quindi la diminuzione dei servizi, in qualità e quantità, per i cittadini con inevitabili tagli all'istruzione e alla sanità pubblica. La riproposizione del nucleare in Italia, oltre che uno schiaffo alla volontà popolare che si è espressa in maniera contraria in ben due referendum, comporterà maggiori rischi di disastro ambientale in un Paese così esposto a calamità naturali ed eventi tellurici. Ma la destra vuol mettere le mani anche sulla Costituzione stravolgendola nei suoi aspetti fondamentali con l’introduzione  del presidenzialismo. Infine la Meloni e suoi sodali, con le frequenti visite  negli Usa, hanno garantito il servaggio all'establishment statunitense e fornito ampie assicurazioni sulla prosecuzione del sostegno e partecipazione militare dell'Italia nella guerra in Ucraina  e quindi nuovi invii di armi e nuove sanzioni contro la Russia. 

Ne consegue che avremo un  ulteriore aggravamento del caro-bollette  con i cittadini che invece di scegliere tra "condizionatore e pace", saranno costretti a scegliere tra la spesa per pane e pasta e pagare le bollette di luce e gas alle stelle, con le piccole imprese che già chiudono, gettando nella disperazione tante famiglie, sia per gli alti costi dell'energia, sia per le sanzioni che vietano scambi con il  mercato russo, tradizionale e fiorente sbocco commerciale per i nostri imprenditori. 

Siamo attesi da un inverno da "brividi". Non dimentichiamo le proposte disumane e crudeli di questa destra nei confronti degli immigrati, con le quali Salvini e Meloni gareggiano a chi la spara più grossa, dal blocco navale all’affondamento dei barconi e alla chiusura dei porti, mentre bambini e innocenti  continuano a morire di stenti nel Mediterraneo e di violenze subite nei lager libici gestiti da gruppi criminali con i soldi italiani. Dall'altra abbiamo un Pd il cui segretario Letta ha gestito così male la creazione del propagandato "campo largo" che alla fine si è trovato con un campo estremamente ristretto dopo l’abbandono  di Calenda e Renzi, e l’ostracismo nei confronti del M5S. La legge elettorale votata dal Pd, costringe a vaste alleanze elettorali e per battere questa destra era necessaria un'alleanza tra Pd e M5stelle. Invece Letta è stato in grado in poco tempo di rompere l'alleanza con il M5stelle e di non riuscire ad allearsi con Calenda. Il Pd ha ormai perso i voti dei lavoratori e delle periferie delle città per l'abbandono delle politiche sociali. Ora l'inflazione che marcia verso il 10%, taglieggiando salari, stipendi e pensioni, e l'alto costo delle bollette di luce e gas provocheranno un peggioramento delle condizioni di vita delle classi subalterne e del ceto medio, di quelle stesse classi che hanno sempre costituito la sua base elettorale e che ora rischiano di rifugiarsi nell'astensione o di essere preda del populismo. 

Il ripristino delle centrali a carbone ha dimostrato la scarsa sensibilità del Pd ai temi ambientali  mentre il sostegno alla guerra in Ucraina con l'invio di armi e le sanzioni, gli alieneranno le simpatie di molti pacifisti. Ci  saremmo aspettati dal cattolico ed  ex democristiano Letta, una sensibilità particolare  agli appelli del Papa che ha sempre invocato la pace, non tacendo le responsabilità sulla guerra della Nato paragonata ad un cane che abbaia ai confini della Russia, e invece ha intrapreso una politica di coinvolgimento del nostro Paese nella guerra ucraina, in palese violazione dei principi costituzionali. 

Tralasciamo il cosiddetto centro di Calenda e Renzi, un gruppo ininfluente, ma pompato ad arte dai media per una politica di destra presentabile, che si caratterizza per il sostegno al nucleare, agli inceneritori un po’ dovunque e a quanto di peggio possa auspicare una politica ambientalista. Non dimentichiamo il sostegno al Job Act voluto da Renzi che i lavoratori precari hanno provato sulla loro pelle.

Il M5stelle si attanaglia in una crisi di identità profonda,  ma sulla guerra russo-ucraina, dopo essersi unito al voto corale bellicista di quasi tutto il Parlamento per l'invio di armi e per le sanzioni, ha ora assunto una posizione diversa opponendosi ad ulteriori invii di armi a Kiev. 

In queste difficili elezioni,  Sinistra per Urbino, sorta per costruire  una identità unitaria  delle forze che si ispirano ai valori storici della Sinistra, sui temi del lavoro, dei giovani, della effettiva parità di genere, dell’inclusione sociale, dell'ambiente, dell’istruzione, della Pace, e che si batte contro l'invio di armi all'Ucraina e contro le sanzioni in palese violazione della nostra Costituzione, invita i cittadini a votare per quelle formazioni elettorali della sinistra di classe che fanno proprie queste istanze,  un voto contro questa destra, estremista e populista, in difesa della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza.



lunedì 29 agosto 2022

LA GIUNTA GAMBINI TRA EPURAZIONE, AUTORITARISMO E LOTTE DI POTERE.

La cacciata del vicesindaco e assessore Guidi dalla Giunta ha provocato non poca sorpresa nel sonnecchiante mondo politico urbinate. La scelta di Guidi di aderire al gruppo politico  “Azione” di Calenda, ha provocato l'immediata reazione del sindaco che lo ha defenestrato dalla Giunta.

Ora il Sindaco, con malcelata ipocrisia,  si dice "addolorato" per la scelta di Guidi, lui che proclamava la lista “Liberi per Cambiare” una lista civica aperta, a cui potevano aderire anche iscritti ad altri partiti. Con l’epurazione di Guidi, il Sindaco in realtà  conferma con decisione che la Giunta, in cui “Liberi per Cambiare” partecipa come forza di maggioranza, è  a tutti gli effetti una Giunta organica alla Destra con buona pace del suo rivendicato carattere “civico”. Così termina l'equivoco: la lista di Gambini perde anche dal punto di vista formale – dopo averla persa da tempo dal punto di vista politico - la caratterizzazione di Lista civica, garantendo solo a chi è di destra la possibilità di ricoprire incarichi politici e di pubblico amministratore.

Contemporaneamente viene ancora una volta in evidenza l'autoritarismo di chi è a capo dell'Amministrazione, che decide l'epurazione senza il coinvolgimento degli altri assessori, e riunendo i capigruppo solo per avallare le sue decisioni, come un novello “padrone delle ferriere”. L'autoritarismo di chi guida l'Amministrazione, si è ormai acclarato da tempo, e i suoi modi di comandare anziché governare cercando il consenso, mal si conciliano con una corretta politica di inclusione e partecipazione come una città dal passato democratico e progressista dovrebbe pretendere. La Città non ha un sindaco che governa con la partecipazione dei cittadini, ma un Sindaco che amministra  il Comune con uno stile da padrone di fine '800.

Dall’altra parte Guidi apprende con sorpresa, la decisione di Gambini di esonerarlo, e solo allora sembra prendere coscienza  che la Giunta  è di "centrodestra". Cioè solo quando viene cacciato  definisce di destra la Giunta. Finora ha contribuito a consegnare la Città per la prima volta della sua storia alla Destra  e ha realizzato politiche che l’hanno trascinata nel declino e verso il baratro economico, sociale, ambientale e culturale, trasformandola in un paese di anziani e pensionati, senza accorgersi che tutte le mirabolanti promesse elettorali si sono tradotte in vuote fantasie e che non solo questa Giunta non ha fatto nulla per “favorire una crescita economica inclusiva e sostenibile, allargare le opportunità per tutti e semplificare radicalmente la vita ai cittadini”, come Calenda sostiene nel suo programma, ma ne ha accelerato l’evidente degrado. 

Ora Guidi non prende nemmeno coscienza dei danni provocati alla città, e non è nemmeno coerente con la sua scelta, del resto non fatta da lui ma dal suo Sindaco, tanto è vero che esce con una spinta brutale dalla Giunta, ma rimane nel gruppo politico di “Liberi per Cambiare”, il cui capogruppo in Consiglio comunale ha approvato la sua cacciata. Il trasformismo di Guidi, perenne assessore per tutte le stagioni e per tutte le maggioranze, non conosce limiti ed è in grado di ingoiare rospi in genere difficilmente digeribili: evidentemente i vantaggi conseguiti comportano un prezzo  e per il prossimo futuro meglio mantenere i piedi su due staffe, non si sa mai...

La Comunità  attende una nuova gestione del governo con il coinvolgimento dei cittadini e auspica che l'opposizione in Consiglio comunale abbandoni  da una parte incertezze e balbettii e dall'altra ridicoli e autolesionistici tentativi di consociativismo.  Da almeno due anni Sinistra per Urbino sollecita il Pd a costruire un  fronte democratico e progressista con quelle forze che non vogliono arrendersi al declino della città e a una amministrazione che dopo il 25 settembre potrebbe diventare ancora più pericolosa e arrogante con le destre al governo. In ogni caso Sinistra per Urbino ribadisce di essere pronta ad impegnarsi nella costruzione di un fronte democratico da opporre alla Destra per le amministrative del 2024.

Urbino, 29.08.2022

sabato 13 agosto 2022

SINISTRA PER URBINO I ragazzi di "Fridays for Future Urbino" delusi dal Sindaco

Il 12 mattina, come preannunciata, si è svolta la manifestazione organizzata da "Fridays for Future Urbino" contro il progetto della costruzione di una palestra per il Liceo Artistico, promosso dall'Amministrazione Comunale e da situarsi in una zona verde del quartiere della Piantata. La manifestazione con un sit-in davanti la sede del Comune, è stata aperta con lo striscione "BASTA CEMENTO" e ha visto la partecipazione di decine di giovani, residenti del quartiere, ambientalisti  e cittadini che hanno a cuore la città. Gli intervenuti hanno espresso le opinioni contrarie al progetto, mettendone in evidenza l'irrazionalità di costruire una palestra per l'Istituto lontana diverse centinaia di metri, costringendo i ragazzi a percorrere questa distanza con l'attraversamento di due strade molto trafficate e privando il quartiere di un'area verde con un ulteriore  consumo di suolo. Il sindaco è sceso dal Palazzo del Comune invitando i ragazzi ad interrompere la manifestazione disponendosi ad incontrarli nella sede comunale. 

Ma i ragazzi hanno continuato la manifestazione, durante la quale si sono succeduti diversi interventi. Quindi, sebbene sia stato poco apprezzato l'intervento di un assessore che nel sollecitare i ragazzi ad incontrare il sindaco ha definito la protesta con espressione e tono denigratorio "uno spettacolo", da accostare agli altri della Festa del Duca, (che condensa il concetto di partecipazione democratica nel Palazzo....), al termine dei vari interventi nella piccola piazza davanti il Comune, i giovani hanno acconsentito a trasferirsi nella sede comunale. Qui c'è stato un vivace confronto tra i giovani e i manifestanti da una parte  che hanno argomentato le loro proposte con l'indicazione dei luoghi alternativi, a cominciare dai siti accanto all'Istituto, visto che trattasi di una palestra per la scuola,  e il sindaco dall'altra che ha difeso senza nulla concedere alle obiezioni dei ragazzi. Mentre ragazzi e contrari alla palestra hanno argomentato con competenza le loro obiezioni, dall'altra il Sindaco si è trincerato dietro le scelte dei tecnici e che ormai, visti i tempi non è più possibile apportare alcuna variazione previa la perdita dei finanziamenti della Provincia. 

Quindi un incontro che non ha prodotto alcun accomodamento e alcuna mediazione, deludendo le aspettative dei giovani e di coloro che speravano in variazioni migliorative. Ma se ora non ci sono i tempi per poter modificare il progetto se non correndo il rischio di perdere il finanziamento, sorge spontaneo un interrogativo:  visto che  da circa due anni si parla di questa palestra alla Piantata che ha provocato la contrarietà di residenti, forze politiche,  ambientalisti e tanti cittadini, non sarebbe stato il caso di intessere un serrato dialogo per ascoltare, venire incontro, e confrontarsi con le ragioni contrarie, invece di indossare elmetto e partire lancia in resta per perseguire quel progetto, e solo quello, anche a costo di scontentare la gente, creare malumori e ostilità? La nostra comunità ha bisogno di partecipazione, di essere coinvolta e condividere le decisioni,  non dell'autoritarismo decisionista. Tira una brutta aria nel Paese, e per questo i cittadini sono chiamati a rafforzare il loro spirito di critica e di vigilanza. Solo così si difende quella democrazia, i cui spazi sono sempre più a rischio. 

Sinistra per Urbino ribadisce il sostegno ai residenti della Piantata e ai giovani di  "Fridays for Future Urbino", proprio perché crede fermamente nella partecipazione attiva dei giovani e dei cittadini per uno sviluppo sostenibile e per scelte razionali e funzionali che riducano il consumo di suolo allo stretto indispensabile.

13.08.2022

Sinistra per Urbino a sostegno dei ragazzi di "Fridays for Future" delusi dal sindaco (vivereurbino.it)




giovedì 16 giugno 2022

IL FLOP DEL REFERENDUM, UNA SCONFITTA PER LE FORZE CHE PROPONEVANO UN MAGGIOR LIBERISMO GIURIDICO.

 Il risultato referendario è stato un grande flop per i proponenti e i partiti che l'hanno appoggiato. La percentuale nazionale tocca appena il 20% senza raggiungere il traguarda del 50% più uno che ne avrebbe sancito la validità. Una consultazione che è stata rifiutata dai cittadini italiani. Ad Urbino i votanti toccano appena il 16,55% degli aventi diritto nonostante l'appello al voto del sindaco e l'attacco alle forze che disertavano le urne (unica Sinistra per Urbino), a Pesaro il 16,4%, a Fano il 15,55, nelle vicine Fermignano il 14,13% e Urbania  il 14,73%, in Provincia il dato ha toccato complessivamente il 16,55%. Un totale fallimento. Mai percentuali così basse erano state raggiunte nella storia della Repubblica, a dimostrazione della loro impopolarità e della incapacità  di toccare gli interessi e i sentimenti della popolazione. Sinistra per Urbino ha ben interpretato l'elettorato e ha fatto bene ad invitare a disertare i seggi. Così quanti soldi sono pubblici sono stati buttati letteralmente in un momento di grave crisi economica e con la recessione alle porte? L'elettorato ha compreso che questi referendum costituivano una specie di rivalsa e punizione nei confronti di quei magistrati e dei loro continuatori che dagli anni 80 si sono impegnati contro quel sistema politico affaristico mafioso che aveva contraddistinto la Storia dell'Italia fino a quel momento e avevano cercato di costituire un argine al livello parossistico raggiunto dalla degenerazione, dalla  corruzione, dal malaffare, dal clientelismo, dalla collusione con la mafia ("i pretori d'assalto", "mani pulite", i magistrati in prima linea contro le mafie). Non è un caso che tra i sostenitori dei quesiti referendari c'erano le forze politiche e i personaggi che più erano stati coinvolti nel malaffare scandalistico, anche fino a poche ore prima della stessa consultazione amministrativa abbinata ai referendum. Sul piano normativo si mirava a rendere ancora più agevole la strada  per gli affaristi, politici, imprenditori, mafiosi, avvezzi al malaffare.

Gli italiani hanno detto chiaramente ai politici in cerca di rivalse, di rifare la storia in nome di un revisionismo storico degli ultimi trent'anni, NON CI STIAMO !! Inoltre hanno voluto bocciare un abuso del sistema referendario sancito sì dalla nostra Costituzione, ma il cui ricorso ricorrente con una valanga di quesiti, spesso incomprensibili per i non addetti ai lavori, rischia di depotenziare un strumento di fondamentale importanza di democrazia diretta.  

Ora si accampano i pretesti più vari per cercare giustificazioni di un'operazione fallita, impopolare e di restaurazione per ripristinare garanzie alla politica collusa, ai personaggi dei grandi monopoli, della grande finanza e della mafia di poter tornare ad avere mano totalmente libera con i loro loschi affari illegali. Si ricorda che nel 2011 il quorum del 50% fu abbondantemente superato nel referendum per l'acqua pubblica, ignorato e boicottato dalle tv di regime e dai giornaloni, e da quegli stessi partiti che ora hanno promosso e sostenuto i referendum sulla giustizia. Quelle stesse forze politiche che parlano di "giustizia giusta" hanno disatteso, ignorato e boicottato il risultato referendario in tutti questi anni, perché il risultato andava incontro alle esigenze e agli interessi delle classi popolari e lavoratrici, e invece contro il profitto delle grandi imprese monopolistiche. 

Il referendum sull'acqua pubblica e il suo risultato sono  un tipico esempio di come le forze liberali e liberiste interpretano il rispetto delle consultazioni popolari: si accolgono quando ratificano i propri interessi, si boicottano quando cercano di limitarne i poteri.   

Il Pd alle amministrative non riesce ad invertire un trend elettorale che vede la destra in testa e candidarsi alla guida del Paese.  Un pericoloso campanello di allarme per le sue politiche guerrafondaie,  antisociali e in favore delle classi abbienti e del grande capitale finanziario e industriale 

Importante la vittoria della sinistre in Francia, dove la coalizione, "la France Insoumise" (La Francia che non si sottomette) guidata da Melenchon e formata da forze comuniste,  da ambientalisti, ecologisti e socialisti fuoriusciti dal decrepito Partito Socialista,  ha ottenuto il 25,66, contro il 25,75% di Macron. Una pesante bocciatura per quest'ultimo, un esempio da seguire per le sinistre italiane. 

Il flop del referendum, una sconfitta per le forze che proponevano un maggior liberismo giuridico (vivereurbino.it)



venerdì 10 giugno 2022

BOICOTTARE I REFERENDUM (SOSTENUTI DA LEGA, RADICALI, BERLUSCONIANI E RENZIANI) CHE PREMONO VERSO L'IMPUNITÀ DEL MALAFFARE E LA TUTELA DEI RAPPORTI LOSCHI FRA POLITICA ED ECONOMIA

 Sinistra per Urbino, perché NON andare a votare ai quesiti referendari del 12 giugno

Che la Giustizia in Italia abbia tante lacune e  immensi difetti è come scoprire l’acqua calda. Le leggi e la loro

applicazione hanno un’evidente impronta di classe come suggerisce la composizione sociale dei detenuti nelle carceri in gran parte appartenenti al mondo dell’emigrazione e dell’emarginazione sociale. Una sorta di cartina di tornasole delle diseguaglianze. I referendum, proposti da cinque Consigli regionali di centro-destra, non si propongono, come si vuol far credere, di correggere le storture del nostro sistema giudiziario, ma solo di tutelare  il ceto politico e i cosiddetti “colletti bianchi” dal controllo di legalità. Una prassi sempre esistita fino a diventare clamorosa  con il berlusconismo che  ha provocato decine di leggi ad personam per consentire al cavaliere di Arcore di sottrarsi ai processi ed evitare condanne con scandalose prescrizioni. E non è un caso che oggi siano ancora quelle stesse forze politiche, a cui si  è aggregato il plurinquisito Renzi, a sostenere i quesiti referendari. I referendum proposti mirano dunque ad aggravare gli aspetti più deteriori  del nostro sistema giudiziario a scapito della  moralità pubblica e delle regole di convivenza civile.Il quesito per abolire la Legge Severino vorrebbe, ad esempio, abolire la norma che prescrive l'incandidabilità al Parlamento e a cariche pubbliche per coloro che siano incorsi in condanne giudiziarie. É una misura di tutela e di deterrenza per le istituzioni in un paese dove la corruzione, gli scandali finanziari, la grande evasione fiscale,  la malavita organizzata e le mafie svolgono un’attività criminale che condiziona gli indirizzi delle politiche nazionali e locali. 

Il quesito sulla separazione delle funzioni tra magistratura  inquirente e magistratura giudicante vale a dire tra Pm e giudici, premessa alla separazione delle carriere,  è un vecchio cavallo di battaglia della destra berlusconiana che porta di fatto  ad allontanare il Pm dalla  giurisdizione per schiacciarlo sulle esigenze di polizia e del   governo con un grave vulnus della separazione dei poteri prevista dalla  Costituzione.  Il terzo quesito riguarda l'abolizione delle misure cautelari, che mirano ad impedire la reiterazione del reato. La vittoria di questo quesito comporterebbe quindi un grave rischio per la collettività, permettendo la reiterazione del reato e l'inquinamento delle prove. 

Gli altri due referendum sono inutili e risibili. Uno mira ad abolire la raccolta di firme tra 25 e 50 per candidarsi al Csm. Lo scopo sarebbe quello di eliminare le correnti, additate dopo il caso Palamara, come la causa del marcio in magistratura. In realtà nessuno garantisce che abolire il limite delle firme impedisca la formazione delle correnti. Il male della magistratura non risiede nelle correnti, bensì nel sistema di corruzione e di clientelismo diffuso in tutte le istituzioni italiane, che ha inquinato anche la magistratura. Quindi bisogna intervenire e rafforzare gli organi e gli strumenti di vigilanza che presiedono al corretto funzionamento delle istituzioni, e della magistratura perchè siano preservate da corruzione, clientelismi e giochi di potere. Solo una continua e coerente lotta alla corruzione e al clientelismo può garantire una corretta funzionalità della magistratura. L'ultimo quesito riguarda l’abolizione della norma che prevede la non partecipazione degli avvocati e dei professori universitari nei Consigli giudiziari in merito alle decisioni che riguardano lo status dei magistrati ordinari. In questo caso si vorrebbe colpire il corporativismo dei magistrati, ma in realtà si rischia di introdurre un ulteriore sistema di clientelismo e favoritismo per la presenza dell'avvocato di un dibattimento nella commissione valutativa che potrebbe condizionare il giudice nella  sentenza in vista di una propria promozione retributiva.

Per tutti questi motivi Sinistra per Urbino, per lanciare un chiaro segnale contro le mafie, la corruzione, l'illegalità delle classi privilegiate, invita gli elettori ad esercitare il diritto di NON andare a votare per non raggiungere il quorum e invalidare i quesiti referendari, oppure, per chi volesse recarsi al seggio, a votare NO a tutti e cinque i quesiti.