martedì 21 febbraio 2017

                                                            SCELTE PERICOLOSE

Nel bel mezzo di un periodo contrassegnato da vivaci polemiche sullo stato della sanità in zona e sui  servizi offerti dall'Ospedale di Urbino, messo sotto accusa dai parenti di alcuni anziani degenti inviati, per carenze di posti, in altre strutture della provincia, arriva la notizia della riapertura dell'ospedale Lanciarini di Sassocorvaro.  Un presidio sanitario indispensabile per una vasta rete di Comuni del Montefeltro (e che conta, per di più, tantissimi anziani) la cui chiusura aveva suscitato condivisibili proteste e appassionati dibattiti riapre, ma con gestione  privata, assicurata da Villa Montefeltro, riedizione appena ritoccata di Montefeltro Salute srl. Secondo il consigliere regionale Traversini , la soluzione risponde alle esigenze della popolazione che riesce , così,  a mantenere una serie di servizi"che il pubblico non può garantire".
Certamente, la proposta di Ospedali pubblici a gestione privata non è cosa nuova; per restare nella nostra Provincia, sembra questa la sorte che attende Cagli. E' di qualche giorno fa  una preoccupata presa di posizione di CISL e CGIL che denuncia l'incertezza in cui versano cittadini e personale ospedaliero relativamente al futuro della struttura sanitaria.
Infatti, non esiste, sino ad oggi, alcun atto formale che chiarisca ufficialmente il ventilato ingresso del privato all'interno dell'Ospedale di Cagli, né quali servizi saranno di competenza della gestione privata.  Secondo la nota sindacale, il solo atto ufficiale in merito è la DGR 139/2016 che modifica di fatto gli ex Ospedali di polo di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro in ospedali di comunità, cioè in strutture territoriali  che prevedono la trasformazione dei posti letto in cure intermedie di cui sono responsabili sotto il profilo gestionale i distretti sanitari. Verso la fine dell'anno passato, il direttore dell'Area Vasta e il sindaco hanno informato i sindacati che l'istituto Santo Stefano aveva formalmente avanzato richiesta di potere utilizzare alcuni spazi al terzo piano dell'Ospedale per svolgervi attività specialistiche ambulatoriali non altrimenti specificate e di trasferire una decina di posti letto a Macerata Feltria. Recentemente, il consigliere Traversini ha dichiarato che, conclusa la partita con l'Istituto Santo Stefano, ci sarà un bando pubblico per assegnare al privato tutte le altre funzioni presenti nella struttura, compresi i 35 posti letto destinati alle cure intermedie.
Sembra ,dunque, che la sanità marchigiana si stia avviando verso una strisciante privatizzazione che trasferisce  progressivamente  totalità o parte di servizi tradizionalmente di competenza del settore pubblico ad enti privati, secondo una logica che opera ormai in diversi ambiti dell'economia e della società . Se la regolamentazione della nostra vita secondo i parametri del mercato  sempre la immiserisce, la tendenza è particolarmente grave nel caso della sanità, perché significa monetarizzare la salute, rendere la salute una merce sulla quale qualche privato in odore di appoggi politici costruirà la sua personale fortuna.
Naturalmente, il tutto all'insegna dell'efficienza che il pubblico non potrebbe garantire: e' da decenni ormai che assistiamo ad una campagna a mezzo stampa e televisione sugli sperperi , l'inadeguatezza, la corruzione , l'arretratezza di scuola, trasporti, sanità , talmente martellante da essere diventata senso comune. La cura suggerita o proposta è radicale e passa,  non a caso, per forme miste pubblico/privato di infausta memoria blairiana (ricordate la Terza Via promossa dall'intraprendente ministro laburista che si fece carico di continuare le politiche di deregulation della Signora Tatcher?) che fungono da cavallo di Troia per una sostanziale privatizzazione.
Certo, il pubblico non può garantire  i servizi adeguati (per citare l'ineffabile consigliere Traversini) , soprattutto se è stato sottoposto ad una drastica dieta dimagrante fatta di tagli alla spesa sociale in nome di un'austerità a senso unico che si è tradotta in un attacco mirato alle condizioni di vita della stragrande maggioranza dei cittadini.
Occorre ancora una volta rimarcare che è il PD a farsi carico delle politiche di liberalizzazione di servizi essenziali , noncurante della sonora bocciatura inflittagli il 4 dicembre da milioni di elettori che, attraverso il rifiuto della controriforma costituzionale, hanno anche voluto manifestare un forte disagio, se non aperto dissenso, rispetto alla visione complessiva di un partito che nella sua azione di governo si è fatto promotore dello smantellamento di fondamentali diritti sociali.
Resta, infine, tutta da dimostrare la sbandierata superiorità del privato in termini di efficienza, innovazione e trasparenza.  Se non bastasse la cronaca quotidiana di manager superpagati che fanno fallire miseramente le imprese a loro affidate, basterebbe chiedere a decine di migliaia di pendolari quali progressi abbiano ricavato dalla privatizzazione delle Ferrovie...

venerdì 10 febbraio 2017

IL VOTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI FERMIGNANO CONTRO IL RIPRISTINO DELLA FERROVIA E’ UN VOTO CONTRO L’ENTROTERRA.



Il voto del Consiglio Comunale di Fermignano che respinge la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle di richiedere il ripristino della Ferrovia, lascia basiti e sconcertati. E soprattutto sorprendono le motivazioni del  Pd, che liquidano l’impegno  per ripristinare la tratta come un argomento da campagna elettorale perché l’opera sarebbe troppo costosa. Demagogico e strumentale è poi il richiamo all’emergenza terremoto, secondo cui la ferrovia, di fronte alla tragedia che ha colpito la Regione, sarebbe un lusso da non prendere nemmeno in considerazione.  Ci domandiamo: ma questi amministratori,che ritengono troppo costoso il ripristino della ferrovia, conoscono i costi delle varianti della Fano–Grosseto per le sole circonvallazioni di Urbania (130 milioni) e Mercatello (40 milioni)? Come mai così coscienziosi di fronte ai costi della Ferrovia, che tra l’altro rientrerebbero nei costi dello Stato (dopo il voto del Parlamento che inserisce la Fano–Urbino tra le ferrovie turistiche), hanno invece taciuto di fronte agli sperperi di questi appalti pubblici, che subiranno poi aumenti nei costi finali? La mozione invitava a sollecitare la Regione a farsi interprete del voto parlamentare e a risanare la ferita del 1987 che sancì la soppressione della Fano-Urbino,  ed il voto negativo della maggioranza Pd segna un’altra pagina negativa di questo partito  contro le istanze democratiche e ambientaliste del territorio. Il Pd di Fermignano non conosce forse i vantaggi di avere una tratta ferroviaria per un territorio, sia per i collegamenti che per la tutela ambientale e per il contenimento dell’inquinamento ? (Anche nel mese di gennaio la provincia e Urbino hanno sforato più volte i parametri di inquinamento stabiliti dall’U.E. e rischiamo aumento delle  malattie respiratorie e ulteriori multe comunitarie). Dopo i tanti convegni, iniziative, studi, dibattiti, sembra ora superfluo dilungarsi sulla necessità fondamentale del ripristino della ferrovia e soltanto politicanti ottusi o mossi da interessi non palesati possono ostinarsi a negarlo.  Il Pd di Fermignano  si pone così contro gli interessi degli abitanti di Fermignano e di tutto l’entroterra, già ampiamente penalizzato dalle politiche del Pd provinciale e Regionale:  con la riforma sanitaria che ha chiuso numerosi centri sanitari, con il boicottaggio finora della lotta per il ripristino della ferrovia, e con lo smantellamento dell’Ersu, dell’Università di Urbino. Il Pd regionale e provinciale hanno sempre considerato il nostro entroterra come una colonia sacrificandolo agli interessi di potentati politici ed economici della costa, e le sue politiche ne hanno favorito l’impoverimento, la riduzione dei servizi, la spoliazione delle risorse, l’emigrazione dei suoi giovani.  Il Pd di Fermignano si allinea succube a queste politiche dei capi Regionali e Provinciali, ai Ricci e Ceriscioli di turno. Il Pd di Urbino, ha avuto il buon senso di schierarsi per il ripristino della Ferrovia, ma finora ben poca influenza ha sulle scelte regionali. Coloro che hanno votato per il PD dovranno riflettere sul ruolo di un partito le cui posizioni politiche sono contrarie agli interessi delle popolazioni dell’entroterra, così diviso in gruppi di potere da non garantire la governabilità democratica e popolare della Regione e delle nostre città.

venerdì 3 febbraio 2017


                                                                            COMPLIMENTI!


Dobbiamo ammetterlo: non ce l’aspettavamo che le nostre ripetute denunce del degrado urbano e gli accorati richiami ad un’inversione di rotta trovassero una risposta istituzionale così pronta ed efficiente.
Sorpresa doppia, se si considera che , troppo occupati a sottolineare l’impatto ambientale negativo di Santa Lucia, l’abbandono del centro storico, la presenza di una discarica  dal futuro non chiaro e di un ghetto alle porte della città,  non ci eravamo accorti di un’altra  emergenza che comprometteva la tenuta del tessuto urbano e la stessa civile convivenza.  Per fortuna, la Polizia è stata più attenta di noi e qualche giorno fa, sgomberando il parcheggio dell’Ospedale dai parcheggiatori abusivi ha ,finalmente, restituito il decoro  a un’area di indiscusso pregio architettonico. Non solo: ha restituito la tranquillità ai cittadini, oggetto da troppo tempo dell’ammiccante gesticolare di certi individui, per di più malvestiti, improvvisatisi parcheggiatori e che , nell ’era del digitale, pretendevano ancora di indicare con cenni delle mani gli eventuali posti liberi.
Inoltre, in un momento in cui tutti noi siamo diventati consapevoli che qualsiasi servizio è gratificante in sé e deve ormai essere svincolato dalla corresponsione di un salario, retaggio di tempi bui, questi signori ricevevano talora, a discrezione del beneficiario delle loro  illecite segnalazioni, qualche monetina.
Non occorre aggiungere che tali guadagni erano tutti esentasse e contribuivano, dunque, ad alimentare in modo significativo la piaga dell’evasione fiscale per contrastare la quale tanto si sono prodigati i politici, varando severissime leggi  e le forze dell’ordine, impegnate in una caccia senza quartiere a  imprenditori e professionisti  furbetti e, tanto per restare a Urbino, ai proprietari di case che affittano in nero interi stabili agli studenti.
Non si minimizzi il risultato di questa operazione di Polizia  che ha richiesto i tempi lunghi degli appostamenti, la pazienza di esperti segugi rotti a tutte le astuzie del crimine, il coraggio di chi, in una lotta impari, rischia l’incolumità personale.  I proventi dell’illecita attività sono stati sequestrati e forniranno un contributo determinante  per  ripianare le esauste casse pubbliche: secondo fonti giornalistiche accreditate, il guadagno quotidiano oscillava dai 30 ai 60 euro  che, moltiplicati per trenta  ( è noto che questa gente non è solita onorare le festività ed è indifferente alle avversità climatiche e alla pausa pranzo), fanno una bella sommetta che fa sognare non pochi lavoratori.  A conferma, ci giunge voce che diversi stimati concittadini  stanno valutando se abbandonare cattedre, uffici e posto fisso per improvvisarsi posteggiatori. Nemmeno il timore di inevitabili controlli , sanzioni e denunce da parte dei nostri instancabili poliziotti sembra trattenerli   dall'intraprendere tale lucrosa professione .
Né si creda che l’intervento dei tutori dell’ordine sia restato circoscritto all’area del misfatto: nessuna azione estemporanea  e isolata potrebbe debellare efficacemente  il crimine. Occorre individuare la rete di complicità e gli appoggi logistici di cui godono i malfattori. In breve: bisogna individuare i covi.   Le indagini hanno portato le forze dell’ordine nel noto quartiere residenziale di Urbino 2, sogno nel cassetto di generazioni di Urbinati che, se il loro reddito glielo permettesse, scambierebbero volentieri gli appartamenti nei palazzi storici, i casali in campagna  e le villette a schiera della Piantata o di Mazzaferro con un loft anche di modesta metratura a Ponte Armellina. Ma, si sa, gli stranieri si prendono i posti migliori, nel mercato del lavoro, in quello immobiliare e nei parcheggi...
Comunque sia, una ricaduta decisamente positiva della brillante operazione poliziesca si è subito registrata: tanti anziani che negli ultimi tempi  avevano rinunciato a sottoporsi ad esami e cure  hanno ripreso a frequentare l’Ospedale per  effettuarvi prenotazioni e sottoporsi a trattamenti. Risulta , così, smentita una volta per tutte l’ipotesi sollevata dai soliti disfattisti che attribuivano il fenomeno ai tagli alla sanità e al conseguente aumento dei ticket. Era, invece, il timore di essere destinatari delle attenzioni moleste dei posteggiatori  ad avere limitato la fruizione  dei servizi sanitari, con grave pregiudizio dello salute pubblica.
Tutti tranquilli adesso,  in primis quei pochi evasori fiscali restati in libertà che hanno fondati motivi di ritenere che le forze dell’ordine, dopo avere profuso energie, tempo e denaro pubblico in una operazione di così vasta portata e di così significativo impatto sulla sicurezza in città, adesso abbiano bisogno di un  periodo di ben meritato riposo.

martedì 24 gennaio 2017

SINISTRA PER URBINO ESPRIME SOLIDARIETA’ AL CENTRO SOCIALE “MALARLEVET” DI PESARO



La decisione del sindaco di Pesaro e della sua Giunta di sgombrare il Centro Sociale Sociale “MalArlevet” di Via Leoncavallo a Pesaro, costituisce un atto ingiustificabile e reazionario. I motivi tecnici addotti sono risibili e inconsistenti. In realtà a Pesaro, come ad Urbino e in genere nel Paese, si intende silenziare quelle voci politiche di sinistra scomode che vogliono opporsi alle politiche antidemocratiche e di  attacco alle condizioni di vita dei giovani e dei lavoratori perseguite dai governi Pd e dalle amministrazioni locali. Il centro Sociale di Via Leoncavallo si è distinto in tutti questi anni come un centro di aggregazione di giovani in cui discutere di politica e cultura, di problemi sociali, di solidarietà e organizzare incontri, concerti, proiezioni, rappresentazioni teatrali. Proprio in questi giorni era in corso al Centro una raccolta di materiale per portare aiuto alle popolazioni terremotate. Costante è stato l’impegno del Centro contro le politiche e le manifestazioni razzistiche, per un’accoglienza nei confronti dei migranti, a favore del popolo palestinese e dei popoli oppressi,  da ultimo nei referendum contro le trivelle e in difesa della Costituzione. Non è un caso che il provvedimento venga attuato all’indomani della sconfitta renziana sulla manomissione della Costituzione: il renzista sindaco di Pesaro doveva rivalersi contro qualcuno che aveva mostrato il suo impegno civile in difesa della Costituzione. La politica piddina si proclama in difesa dei giovani, ma alla prova dei fatti colpisce per primi i giovani, a meno che non si allineino alle volontà del manovratore.La principale colpa del Centro Sociale pesarese è quella di non essere supino, di non farsi i fatti propri, di intervenire con una visione autonoma e non succube alle politiche antidemocratiche dei governanti. Queste politiche di soppressione e restringimento degli spazi e dell’agibilità politica a formazioni politiche, associazioni, e gruppi giovanili si registrano un po’ ovunque, anche nella nostra città di Urbino, sotto forma di iniziative amministrative dirette o indirette, palesi o velate.
Il risultato è che, giorno dopo giorno,  gli spazi si restringono, le possibilità per iniziative politiche e culturali si riducono, impoverendo le città dello spirito creativo che proviene dai giovani e dai cittadini. Per i nostri governi e amministrazioni meglio che ciascuno si trastulli con facebook , o si alieni in qualche bar, piuttosto che ritrovarsi in un luogo fisico in cui discutere della propria condizione e prendere iniziative che possono risultare sgradite a chi comanda. Di qui l’operazione di sgombero del Centro Sociale a Pesaro e il restringimento degli spazi ad Urbino. Sinistra per Urbino esprime piena solidarietà ai giovani del Centro di Pesaro e li esorta a non cedere e a proseguire nelle loro iniziative.

mercoledì 14 dicembre 2016


                                                     SENZA   VERGOGNA

Per quanto  inequivocabile e netto sia il nostro giudizio sul PD, dobbiamo confessare che questa volta è riuscito a sorprenderci: partito neoliberista e scassinatore di Costituzioni d'accordo, ma pensavamo mantenesse un fondo di decenza,  anche strumentale, in vista di un recupero dei consensi nei prossimi mesi.
Ci siamo sbagliati: a una settimana dal chiaro responso delle urne, con una sfrontatezza che sembra eccessiva persino nel panorama politico italiano, ripropone, su regia di Renzi che sta preparando il suo ritorno in grande stile e con il beneplacito del presidente Mattarella, un governo di sostanziale continuità con il precedente, sonoramente bocciato da quasi venti milioni di elettori.
 Il disprezzo per i cittadini non ha mai toccato punte così alte, la democrazia non è mai stata così svilita e svuotata di significato come ora, in cui davvero appare un involucro vuoto, utile solo a gettare fumo negli occhi degli ingenui : ancora un governo privo di legittimazione popolare, ancora la negazione di quella sovranità popolare per salvaguardare la quale milioni di Italiani hanno votato contro la riforma costituzionale.
Questo ceto politico, pur di autoriprodursi,  non esita ad allargare il già profondo solco che separa i cittadini dalle istituzioni, salvo, poi, demonizzare qualsiasi dissenso sotto il nome di "populismo" che, in bocca a costoro, manifesta ormai soltanto un viscerale disprezzo per il popolo, di cui avvertono l'ostilità e l'estraneità crescenti.
Il mancato riconoscimento da parte del PD della sconfitta della politica delle "riforme" ( ovvero dei provvedimenti antipololari dettati al governo Renzi dalle lobbies economico-finanaziarie e di cui la modifica della Costituzione rappresentava il necessario supporto istituzionale) autorizza le peggiori previsioni in merito al nuovo governo.
Un nome tra tutti: Giuliano Poletti riconfermato al ministero del lavoro, malgrado il job acts,  il proliferare dei vauchers,  la precarizzazione e la flessibilità dei contratti come unico orizzonte lavorativo. Non a caso , i giovani, soggetto privilegiato delle nuove forme di sfruttamento, hanno votato in massa contro le modifiche costituzionali e il governo che ha cercato di imporle.  E che dire del ministro Boschi, promossa  a nuovi e prestigiosi incarichi dopo che gli elettori hanno bocciato senza possibilità di appello la sua riforma?
Nella scelta della continuità arroganza e cecità politica si mescolano in una miscela pericolosa dagli esiti imprevedibili. Quel che è certo è che il blocco di interessi attorno al Pd è ancora forte e  ben deciso a determinare gli assetti futuri del Paese.
Ossequioso di fronte alle esigenze del mercato, smanioso di essere il primo della classe nell'adempimento dei compiti  imposti dalle élites sovranazionali, questo partito ha perso il contatto con la realtà  e con le classi popolari, ormai da tempo prive di rappresentanza politica.  Il voto del 4 dicembre, tuttavia, con le sue istanze di partecipazione democratica , di dignità di fronte ai ricatti economici, di consapevolezza del valore fondante della Costituzione  induce a sperare che questa indecente provocazione lanciata dal PD trovi adeguata risposta.


venerdì 9 dicembre 2016


                            ALCUNE CONSIDERAZIONI DOPO  IL 4 DICEMBRE    

La recente vicenda referendaria, che ha visto Sinistra per Urbino  attivamente impegnata per la vittoria del NO, impone una seria e ineludibile riflessione sulla natura e il ruolo del PD nell'attuale scena politica. Abbiamo a più riprese sottolineato che il tentativo di stravolgimento della Carta costituzionale andava letto come il corollario istituzionale di una politica sociale ed economica di impronta fortemente neoliberista.  Dal Job act alla buona scuola, dai tagli alla sanità allo SbloccaItalia,  dalle grandi opere  agli aiuti alle banche a spese dei risparmiatori il governo a guida PD è stato il referente per eccellenza delle oligarchie economico-finanziarie  globali di cui ha messo in atto  le pressanti richieste in favore di una ulteriore deregolamentazione del lavoro e di una progressiva privatizzazione di settori attinenti alla sfera pubblica.
Né Renzi può essere considerato il frutto velenoso e anomalo di un albero fondamentalmente sano : se in breve tempo è riuscito ad impadronirsi quasi interamente del partito e a portarlo sulla via di scelte scellerate e ampiamente condivise all'interno del gruppo dirigente nazionale e delle diverse articolazioni locali, il terreno in cui è maturata la sua linea politica era , evidentemente, pronto ad accoglierla e a farla propria. E' davvero ingeneroso, ora, prendere le distanze dal Segretario del PD da parte di coloro che non hanno voluto o  saputo opporsi  alla deriva ultraliberista del partito: in questi due anni e mezzo le occasioni  non sono mancate e un franco e pubblico dissenso avrebbe dato  più forza nel Paese ad una opposizione sociale liquidata sprezzantemente come "populista" .
E' un processo lungo , e non iniziato con Renzi, quello che ha portato il PD sulle posizioni attuali: basti qui ricordare l'appoggio al governo Monti e, conseguentemente, alla riforma Fornero e all'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione. Né possiamo sorvolare sul ruolo di primo piano giocato dall'ex presidente Napolitano in favore della riforma costituzionale.
  Questa formazione ibrida, nata da un matrimonio di interesse tra il PDS e la Margherita , costituisce oggi, per gli effettivi interessi sociali che rappresenta e per le  conseguenti scelte politiche, il principale ostacolo ad una ricostruzione, che riteniamo più che mai necessaria, della sinistra italiana. Occorre sgomberare il campo da ogni equivoco in merito: nutrire ancora illusioni su un possibile recupero del PD ad un'area anche genericamente riconducibile alla sinistra significa non vedere con chiarezza le forze in campo e la posta degli interessi in gioco.  Ancora: significa intrattenere una pericolosa illusione che rischia di regalare alle forze della destra xenofoba la protesta sociale.  Il PD di Davide Serra e di Carrai o delle cooperative trasformate in luoghi di pesante sfruttamento del lavoro rischia di togliere qualsiasi credibilità alla stessa parola "sinistra" .
Bene ha fatto Sinistra per Urbino a presentarsi, sin dalla sua costituzione, come forza alternativa al PD , ad essa non assimilabile e ostile a qualsiasi alleanza in cambio della promessa di qualche posticino.  Clientelismo, arroganza di stile feudale nella gestione del potere, cementificazione selvaggia a ridosso delle mura, abbandono del centro storico e del progetto della ferrovia,  ampliamento della discarica di Ca' Lucio e della Benelli armi, costruzione del ghetto di Urbino due: cosa altro serve per qualificare il PD locale di forza, piuttosto che di sinistra, decisamente sinistra...
Non ignoriamo la presenza all'interno di questo Partito di   militanti in buona fede ai quali chiediamo l'onestà intellettuale  e il coraggio di guardare in faccia la realtà e di non nascondersi dietro il legame sentimentale con un partito che non ha più niente a che vedere con quello cui avevano affidato le  speranze di un futuro più giusto.
L'esito del referendum è la dimostrazione  che il nostro Paese si confronta con una forte esigenza di un principio costitutivo unitario , che è stato identificato nella Costituzione del '48, e con un forte disagio socio-economico   manifestatosi  attraverso il rifiuto delle politiche governative , giudicate inadeguate a risolverlo, se non causa dello stesso.
Un terreno fertile da cui ripartire per una proposta alternativa alle politiche liberiste, a condizione di non farsi schiacciare da improbabili e suicide alleanze con chi, attraverso la controriforma costituzionale, a quelle politiche voleva spianare la strada, togliendo di mezzo il delicato sistema di pesi e contrappesi studiato dai Costituenti.

martedì 6 dicembre 2016


                                                      VINCE LA COSTITUZIONE

Contenti e quasi increduli per la schiacciante vittoria del NO, sottoponiamo all'attenzione dei nostri lettori alcune prime considerazioni.
Gli Italiani , al di là di diverse collocazioni politiche e ideali, sono indiscutibilmente legati alla Costituzione, riconoscono in essa il principio costitutivo inalienabile del proprio vivere associato , la fonte e il fondamento della propria identità nazionale. Considerato che le radici della Carta del'48  affondano nell'antifascismo e  e nella Resistenza, non possiamo che rallegrarcene.
Ci conforta anche constatare che , malgrado la corruzione e il degrado civile e morale di cui troppo spesso il nostro Paese è teatro, i cittadini non si sono fatti comperare dalle mancette a profusione di Renzi, né intimorire dai ricatti messi in atto dai centri di potere economico-finanziario nazionali e sovranazionali che hanno scatenato una vera e propria campagna terroristica per condizionare il voto del 4 dicembre.  La risposta data a questo trattamento di impronta neo-coloniale è stata un'espressione di dignità e di orgoglio .
 Non solo: è segno anche di un distacco e di una ripulsa nei confronti delle élites dominanti che ha trovato nella difesa della Costituzione la via  maestra per manifestarsi e che dovrebbe, ora,  trovare coesione politica ed organizzativa  in un blocco sociale capace di riportare il discorso pubblico sulla centralità dei diritti sociali e del alvoro.  
A essere rifiutata  non è stata solo la controriforma costituzionale , ma la politica complessiva del governo Renzi che di questa riforma aveva bisogno per istituire un contesto istituzionale favorevole a un indisturbato dispiegamento di quelle politiche neoliberiste di cui il job act , la buona scuola e i tagli alla sanità hanno rappresentato i primi bocconi avvelenati.
Chiunque succeda nei prossimi giorni a Renzi, sempre che tenga fede alla sua promessa di andarsene, si troverà confrontato a un segnale inequivocabile  di cui non potrà non tenere conto:  gli Italiani non sono ancora pronti per quell'operazione di distruzione della sovranità popolare  in nome delle leggi del mercato che  sottostava alla riforma. Ancora: hanno dimostrato, attraverso la creazione di tanti Comitati e la massiccia presenza ai seggi, una grande volontà di partecipazione democratica e di mobilitazione dal basso ,  un segnale forte per chi fosse tentato di proseguire sulla via del disprezzo e della demonizzazione nei confronti delle istanze popolari. Altro che vittoria dei populisti, come continua  a ripetere certa stampa asservita: il vero , e  pericolosisssimo, populista è stato sconfitto ieri.
Naturalmente, la strada che ci attende ora è tutta in salita, ma è stato messo a segno un punto importante contro l'arroganza del potere.