sabato 29 agosto 2020

ELEZIONI REGIONALI: SINISTRA PER URBINO A FAVORE DELLE LISTE CHE SI BATTONO PER LA RICOSTRUZIONE DI UNA SINISTRA DI CLASSE



 "Sinistra per Urbino" si è caratterizzata fin dal suo sorgere per l'impegno e il contributo nella costruzione di una sinistra di classe a difesa dei lavoratori e degli sfruttati. È un gruppo politico locale e pertanto non è presente nella competizione elettorale delle Regionali del 20/21 settembre 2020. Tuttavia, ciò non ci esime dall'esprimere il nostro giudizio politico e nel fornire quelle indicazioni di voto ai cittadini, simpatizzanti e militanti che ci seguono.

Per recuperare una situazione difficile di consensi, sarebbe stata necessaria da parte del Pd, che ha espresso la giunta Ceriscioli uscente, una svolta nei contenuti e nelle candidature, con un programma incentrato sull'abbandono delle privatizzazioni, sulla difesa dei posti di lavoro, sulla tutela dell'ambiente, e sul sostegno agli strati sociali in difficoltà. Non solo, sarebbe stato necessario un dialogo serrato con le altre forze di sinistra: per unire ogni formazione politica nella difesa della democrazia e avanzare una scelta progressista in Regione. Invece sono mancati il dialogo e la disponibilità a formare una coalizione efficace e allargata, con la scelta comune del candidato Presidente e un rinnovamento delle proprie candidature (in discontinuità rispetto ai contenuti della vecchia Giunta) che lanciasse un segnale non equivoco, di sinistra. 

Il Pd si è presentato con il suo candidato Presidente, i suoi candidati e le sue politiche, come scelte indiscutibili di fronte alle quali le altre forze di sinistra avrebbero potuto soltanto adattarsi, oppure uscire dalla coalizione. Un modo di procedere che mette al centro gli interessi del proprio partito e non gli interessi della Regione. 

Le politiche liberali della Giunta uscente del Pd si sono tradotte in materia economica e sociale in un accentuato liberismo che ha favorito il populismo della destra, ora in vantaggio nei sondaggi. In particolare le politiche in materia sanitaria si sono rivelate un vero e proprio disastro per il governo uscente del Pd a guida Ceriscioli, tale da evitarne la riconferma per la prossima legislatura a causa della sua impopolarità. 

Ma se la politica sanitaria, materia di competenza regionale, si è rivelata un disastro, non meno deficitarie sono state le politiche sociali, economiche ed ambientali: basti pensare per quanto riguarda la nostra provincia alla sciovia del Catria, e al balletto sulla ciclabile Fano Urbino per cercare di affossare definitivamente la ferrovia. 

Tutto ciò ha avuto pesanti conseguenze sui lavoratori e sul tessuto sociale ed economico della Regione, in particolare dell'entroterra che si è visto abbandonato a sé stesso e privato delle strutture e infrastrutture fondamentali. 

Di questa situazione ne ha approfittato la destra, che con il suo populismo spicciolo specula sui disagi della popolazione per accrescere il consenso. La destra si presenta nella sua veste più aggressiva e reazionaria, candidando un esponente del partito Fratelli d'Italia, su cui numerosi osservatori hanno già espresso seri dubbi circa i suoi valori costituzionali e resistenziali: si tratta d'altro canto di un partito in cui albergano nostalgie per il tragico Ventennio. Una vittoria di questa coalizione guidata dall'estrema destra significherebbe per la nostra Regione un aumento delle politiche razziste e discriminatorie nei confronti dei migranti, un accrescimento dei sentimenti omofobi, un arretramento sul piano delle libertà e dei diritti acquisiti dalle donne, nonché su quello dei valori antifascisti. Non solo, ma le politiche ultraliberiste dei partiti di destra, come abbiamo osservato nelle regioni dove già governano, tendono a produrre in vari settori come la sanità, i trasporti, l'assistenza, un ulteriore e più radicale processo di privatizzazione, a causa del quale, per restare soltanto alla sanità, le classi popolari hanno pagato un prezzo molto salato in termini di vite umane durante la tragica fase del Covid 19. 

Conseguentemente "Sinistra per Urbino" si impegnerà a smascherare le politiche populiste, antidemocratiche e antisociali della coalizione dell'estrema destra, consapevole che una sua vittoria sia una grave sciagura per la Regione e per il nostro Paese.

Il movimento 5 stelle si dibatte in una grave crisi identitaria dopo la sciagurata alleanza di governo con la Lega, nel corso della quale ha potuto toccare con mano come destra e sinistra non soltanto esistono, ma come la destra sia tanto forte da condizionare anche formazioni politiche che si richiamano alla sinistra. 

Questa crisi identitaria, questa ostinata adesione all'ideologia postmoderna che ritiene inadeguate le categorie di destra e sinistra, priva quel movimento di un suo orientamento ben delineato e gli impedisce di guidare un processo politico popolare, antifascista e di reale rinnovamento in Regione.

Ci auguriamo che le liste che si battono per la ricostruzione di una sinistra di classe all'interno e all'esterno della coalizione di centro sinistra raggiungano risultati di piena soddisfazione. La simpatia e l'augurio più fervidi vanno alle formazioni che si presentano a sinistra dello schieramento di Mangialardi, perchè non sono condizionate dalle politiche del Pd, esprimono contenuti in difesa dei lavoratori, degli sfruttati e dei beni comuni, e presentano candidati che troviamo quotidianamente al nostro fianco nelle lotte contro il razzismo, per l'emancipazione, per i diritti dei lavoratori, per condizioni di lavoro e di vita giusti ed equi, contro l'oppressione e lo sfruttamento, per quei principi, vale a dire, in difesa dei quali "Sinistra per Urbino" è sempre impegnata. 

Avremmo preferito che questi contenuti fossero stati espressi in una lista comune, ma alcuni atteggiamenti spontaneisti da antipolitica e altri di appartenenza simbolica identitaria hanno prevalso su un necessario e inderogabile spirito unitario.

https://www.ilmetauro.it/elezioni-regionali-ecco-perche-sinistra-per-urbino-non-sosterra-mangialardi/

https://www.vivereurbino.it/2020/08/28/regionali-sinistra-per-urbino-auguriamo-risultati-di-piena-soddisfazione-alle-liste-che-si-battono-per-la-ricostruzione-di-una-sinistra-di-classe/826247/

           
                                                                      






L’eredità morale di Paolo Volponi

 


Il 23 agosto ricorre il 26° anniversario della scomparsa di Paolo Volponi. Ma è come non ci avesse mai lasciati perché il suo modo di guardare la realtà e di analizzarla, la concezione della politica come servizio per la comunità, la sua progettualità visionaria e nello stesso tempo concreta hanno costituito e continuano a costituire la bussola indispensabile per orientarsi in una situazione sociale culturalmente degradata in cui crescono le diseguaglianze prodotte da un milieu politico al servizio delle logiche di rapina delle leggi del mercato, in nome del liberismo senza regole del potere industriale e finanziario che plasma la società piegandola ai suoi meccanismi e interessi come magistralmente narrato con forza allegorica ne Le mosche del capitale.

A questo potere Volponi contrapponeva l’idea di un’industria, grande levatrice di modernizzazione, finalizzata non al profitto ma alla promozione e alla crescita del benessere materiale e all’elevazione culturale dell’intero Paese impegnato in una gigantesca opera di trasformazione, anche antropologica, che vedeva con l’industrializzazione la fine della civiltà contadina e con essa di un intero mondo di valori secolari. Un’idea, la sua, impregnata di umanesimo e di utopia. A suo modo un pensatore un po’ visionario e un po’ anarchico, un “comunista libertario”, un “sognatore di mondi possibili e impossibili”.

Il vuoto che ha lasciato Paolo riguarda anche la sua Urbino, un vuoto direttamente proporzionale alla mancata soluzione dei problemi che l’affliggono, da lui a suo tempo denunciati. Problemi che tutti gli urbinati conoscono: dalla viabilità al calo demografico, da una eccessiva e distorcente terziarizzazione all’abbandono del centro storico da parte dei suoi abitanti, dall’assenza di un progetto culturale all’altezza della fama della città alla decadenza di immagine e di funzione che sembra inarrestabile rispetto al capoluogo provinciale e anche all’entroterra di cui storicamente è sempre stato il perno e il punto di riferimento.

A maggior ragione oggi si sente quindi la mancanza della sua passione civile, della sua carica utopica, del suo amore per Urbino a fronte di una Amministrazione comunale che antepone un fare disordinato al pensiero razionale e quindi al progetto, che incapace di affrontare la complessità ha sostituito la politica con la propaganda quotidiana.

Ricordare, commemorare questo anniversario della scomparsa di Paolo era un obbligo doveroso e irrinunciabile. La città dovrebbe riflettere sulla sua lezione morale, civile e politica di cittadino urbinate. Tramandare, perpetuare la passione e la generosità intellettuale di un eminente narratore per dare dignità universale al luogo della sua fondamentale ispirazione.

Comunicato di Sinistra per Urbino

 L’Amministrazione comunale non si risparmia nel collezionare figuracce che ne minano la cedibilità rivelandone tutti limiti soggettivi e strutturali. Non si tratta solo della sudditanza del sindaco nei confronti di Sgarbi, ma anche delle iniziative del vice-sindaco Cioppi che non informa la Giunta nemmeno sulle trattative con lo  Studio Boeri sul problema fondamentale dell’aggiornamento del Piano Strategico che avrebbe richiesto il coinvolgimento della società civile e il confronto con i cittadini  tenuti invece  all’oscuro di tutto e solo informati dei fatti. Per non parlare di un assessore al turismo il cui contributo è stato finora pari a zero, mentre Foschi, da un quarto di secolo sul palcoscenico della politica, agita a sproposito un tema delicato come quello della sanità, in vista delle elezioni regionali di settembre. 

Un modo di procedere del sindaco che evidenzia un dirigismo incapace di ascolto che viene utilizzato come  compensazione del vuoto progettuale e dell’incapacità di risolvere i problemi della città: dal rilancio economico-commerciale ai provvedimenti per arrestare il drammatico  calo demografico che il prossimo censimento non mancherà di registrare, mettendo a rischio il rango di città, alla fuga dei giovani che non trovano occasioni di lavoro e alla desertificazione del centro storico.

Sinistra per Urbino ritiene che il  primo responsabile dello sfascio sia il sindaco Gambini che difende l’indifendibile e appena  cerca di aprire un dialogo, come sul biodigestore, pretendendo di dirigere lui la discussione con i cittadini di Canavaccio,  viene preso a schiaffi in faccia e perde consensi. 

Non solo: si arrocca in un esercizio del potere che non prevede collegialità nelle decisioni anche nell’ordinaria amministrazione, né risponde alla sollecitazione di concedere la cittadinanza  onoraria al prof. Rostirolla fondatore della FIMA, e altrettanto in merito alla proposta dell’apposito comitato di ricordare convenientemente l’ottavo centenario della morte di Guido da Montefeltro. Non meno colpevole è l’intera Giunta priva di qualità politiche e di  progettualità che si esprime attraverso un arido tecnicismo. Lo stesso dicasi dei consiglieri di maggioranza di cui non si ascolta mai una proposta e un contributo efficace nel coso del dibattito sui provvedimenti posti in discussione.

Colpisce, infine, la carenza di cultura amministrativa e istituzionale. Nessuno richiama il sindaco o ne prende le distanze quando afferma che Sgarbi “ fa parte a tutti gli effetti dell’Amministrazione comunale”, mentre l’art.36 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali afferma che “organi di governo del Comune sono il sindaco, la giunta e il consiglio” e quindi il prosindaco non può occuparsi, come prevede lo stesso Statuto comunale, di atti che abbiano rilevanza esterna, né di atti di gestione, e non ha poteri o competenze sui settori, i servizi e gli uffici comunali e sui dipendenti.

Occorre una  svolta, una presa d’atto del fallimento di questo sindaco e della sua Giunta. Sinistra per Urbino invita le opposizioni in Consiglio comunale a incalzare il sindaco sul terreno delle proposte segnalando la gravità del mancato rispetto delle regole e della stessa istituzione comunale.

La presenza all’inaugurazione della mostra su Castiglione ha visto sul palco di piazza Rinascimento il deputato di Fratelli d’Italia  Francesco Acquaroli, candidato per la coalizione di centro destra alla presidenza della Regione, insieme  al sindaco, a Sgarbi e al presidente  uscente Ceriscioli. Quale titolo aveva Acquaraoli per essere su quel palco? Nessuno. Ma Gambini ha strumentalizzato l’occasione della mostra per un spot a favore di Acquaroli. 


CONTESTAZIONE A SGARBI.

 Sabato 18 luglio in occasione dell'inaugurazione della mostra su Baldassare Castiglione, in Piazza Rinascimento si è svolta una clamorosa contestazione al ProSindaco Vittorio Sgarbi. Alcuni cittadini hanno esposto una gigantografia raffigurante il Duca Federico con la foto della faccia di Sgarbi che sostituiva quella del Patrono S.Crescentino; al centro della riproduzione in grande evidenza si poteva leggere in perfetto dialetto urbinate “President, Prosindac (?), boccia gli assessor gestisc el Comun mei d'un fator, fa pone dispon i c'arman sol da fe el PATRON” (che tradotto per i non urbinati “Presidente, Prosindaco (?), boccia gli assessori gestisce il Comune meglio d'un fattore, fa pone e dispone gli rimane solo di fare  il Patrono”. Nel frattempo un figurante in costume raffaellesco per l'occasione distribuiva cioccolatini “Boeri”.   La protesta avveniva dopo il video dell'architetto di Boeri che annunciava di aver ricevuto dal Sindaco Gambini la telefonata in cui gli annunciava la revoca di affidare al suo studio l'incarico di redigere il Piano Strategico per la Città da presentare all'Unesco, perchè  Sgarbi contrario . Saltava così l'accordo per il disciplinare di incarico concordato tra lo studio Boeri e l'assessore e vice sindaco Cioppi dell'ottobre scorso. Un intervento a gamba tesa del Prosindaco sulla politica amministrativa della città in cui il suo parere di cui non si conoscono le motivazioni, prevarica sulle scelte tecniche e professionali in questo caso del vice-sindaco, supino poi ad accettarne la sua decisione. La contestazione ha evidenziato che il caso Boeri, ultimo di una serie, sta creando un clima di netto rifiuto di una parte crescente della cittadinanza nei confronti delle scelte e degli atteggiamenti del Prosindaco, che non gode più della fiducia dell'intera comunità urbinate. 

SINISTRA PER URBINO


Sinistra per Urbino: comunicato stampa DIFFUSIONE DEI CINGHIALI ': PROBLEMA CHE NON SI RISOLVE O NON SI VUOLE RISOLVERE ?

 In questi giorni molti cittadini hanno lamentato una crescente presenza di cinghiali che dalle campagne intorno ad Urbino si avvicinano pericolosamente alle abitazioni. Una situazione simile a quella di molte città italiane, che ha fatto salire immediatamente la tensione e aperto il dibattito sul che fare. Questo è già un risultato,” fare qualcosa” dopo oltre vent’anni di denunce, di danni enormi alle coltivazioni agricole , incidenti stradali e vittime dirette e indirette, mentre la popolazione di cinghiali cresce inesorabilmente senza alcun freno. Quindi è giusto chiedere un piano di eradicazione (a livello concettuale) ma pensare di perseguirla solamente tramite una diversa e più efficace regolamentazione venatoria è pura illusione. Dobbiamo togliere alla caccia il ruolo di unico controllore dello sviluppo della fauna selvatica, se non altro perché fino ad oggi ha dimostrato di non essere in grado di esercitare tale ruolo con la giusta efficacia. Trovare gli strumenti legislativi per giungere a svincolare le squadre dal territorio assegnato potrebbe essere una soluzione per spezzare il legame stretto tra cacciatori e prede,  e darebbe un senso diverso alla presenza di entrambe. Tuttavia non bisogna dimenticare quelle aree del territorio soggette a vincoli dove la caccia è vietata, come il Parco del Furlo, parte delle Cesane, le zone SIC , ZPS, zone di ripopolamento eccetera, ne disprezzare i sentimenti di quanti non vedono la necessità di spargere sangue e usare violenza su cucciolate e animali gravide. In queste situazioni si rende necessaria una strada alternativa, che può essere soltanto la cattura degli animali con sistemi adeguati e sorvegliati da telecamere. Si potrà successivamente scegliere se e quali animali, opportunamente controllati, destinare alla alimentazione umana o al ripopolamento delle riserve che ne facciano richiesta. Infine, in zone ben delimitate e controllate dal personale dello Stato, non escludere a priori l’utilizzo di anticoncezionali e il controllo delle nascite tramite la sterilizzazione farmacologica. Si intervenga subito, pertanto, per eliminare il pericolo imminente di infortuni ai danni dei cittadini ma occorre un piano complessivo di gestione che preveda il monitoraggio degli spostamenti delle mandrie e un attento controllo delle migrazioni dalle aree protette a quelle cosiddette non vocate. La misura è colma non solo in città e la maggior parte degli agricoltori subisce danni che non vengono risarciti adeguatamente.