sabato 15 aprile 2017



Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione
“E.Cappellini” di Urbino
e
Sinistra per Urbino
Per celebrare il 25 aprile ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo
Organizzano
Venerdì 21 aprile ore 21.00
Presso la sede
dell’ Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione “E:Cappellini” di Urbino,
via Oddi 11 ad Urbino
Un pubblico dibattito su
LA STRAGE DI FRAGHETO
E
GLI ECCIDI NAZIFASCISTI NELL’URBINATE
Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo.
Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere. (José Saramago)
Interverranno:
ILVA SARTINI
Autrice del libro “Al Posto del Dolore”.
ERMANNO TORRICO
Direttore dell’ Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione
“E:Cappellini” di Urbino

giovedì 30 marzo 2017

                                           COME FARSI MALE DA SOLI....

Che cosa ha indotto il sindaco Gambini ad autorizzare l'installazione di uno strano arco    a (s)fregi policromi  su sfondo bianco  sulla collina delle Vigne, se non un inopportuno attacco  di autolesionismo spinto?
La struttura, brutta in sé, risulta addirittura grottesca in quel contesto e fa pensare ad una ridicola escrescenza germogliata per dispetto, mentre tutt'attorno fiorisce la primavera.
Come se non bastasse, la sua collocazione sulla sommità della Collina delle Vigne ne impone la presenza a 360 gradi e la inserisce con violenza nel paesaggio urbano, snaturandolo. Il sindaco pensa ,forse, di promuovere Urbino  a capitale del Kitsch, nella speranza di attrarre turisti in cerca di sensazioni forti?
Dopo la costruzione del Centro commerciale di Santa Lucia, ritenevamo di avere maturato il diritto ad una lunga tregua di fronte all'interventismo dell'Amministrazione comunale in materia architettonica,  ma constatiamo con disappunto che il sonno del buon senso e del buon gusto continuano a generare mostri.
Resta da sperare che " l'opera" sia stata almeno donata alla città da qualche buontempone in vena di scherzi e che il costo non gravi sulle già provate casse comunali e , in definitiva, sui cittadini, del tutto ignari  quale trionfo il simil-arco voglia celebrare.
Invitiamo la Giunta a rimuovere quanto prima questo mostriciattolo che offende la bellezza della collina delle Vigne  e della città patrimonio dell'Unesco , nonché  il senso estetico degli Urbinati che non hanno chiesto di vivere ad Urbinoland.

sabato 11 marzo 2017

SE NON SI SI PUO’ ELIMINARE LA POVERTA’, TOGLIAMO I POVERI DALLA VISTA DEI CITTADINI.
Il consiglio Comunale di Pesaro ha approvato un regolamento che vieta l’accattonaggio in gran parte della città e soprattutto nel centro storico. In questo modo l’amministrazione alle prese col disagio economico che con la crisi ha colpito pesantemente la popolazione, interviene per cancellarlo dalla vista, così nessuno potrà parlarne. Il provvedimento ha ovviamente suscitato del giusto malcontento, che si è tradotto in un’inefficace quanto inspiegabile astensione di tre consiglieri della maggioranza Pd  (se non lo condividevano avrebbero dovuto votare contro e non fare come Ponzio Pilato) che hanno evidenziato come l’ordinanza vada ad incoraggiare “la cultura di odio e intolleranza che non sappiamo più governare”. Ma ancor più inspiegabile è l’astensione dei consiglieri del Movimento 5 stelle che sono all' opposizione. Auspichiamo che a questa astensione segua una meditata riflessione a favore dei settori più bisognosi ed emarginati della popolazione: altrimenti il voto li accomuna alla maggioranza Pd e alla destra.  Per fortuna a sostenere la Giunta è arrivato il voto di destra, fedele allo spirito di classe per cui i poveri devono soffrire ma in privato, non alla loro vista perché potrebbero turbare sensibilità e suscitare ribrezzo. Stupefacente la dichiarazione del sindaco Ricci, di critica ai dissidenti interni: “errore mettere insieme welfare e abusivismo”. Abusivismo ? ma di cosa parliamo. Chi mendica non lo fa per trarne un profitto concesso e autorizzato da una qualsivoglia autorità, ma per qualche spicciolo che gli consente di sopravvivere. Certo poi il compare di Renzi se ne intende di welfare, ha lo specchio di come in tre anni il suo capo ha ridotto il Paese. Come i perfetti reazionari, associa l’accattonaggio all’ordine pubblico. Ma se c’è un problema di aggressione o di violenza sarà compito delle forze dell’ordine impedire che il delitto si compia e arrestare l’aggressore che altrimenti scatenerà la sua aggressività in un altro luogo, magari più defilato e meno frequentato dalla vigilanza. E’ il solito argomento dei reazionari. Invece di intervenire per sanare e recuperare sacche di povertà e di emarginazione sociale, col pretesto del garantire l’ordine allontanano i mendicanti dalla vista, soprattutto nelle vie del centro del passeggio chic. I mendicanti non ci sono ? La povertà non esiste e siamo un paese ricco e felice. 

martedì 7 marzo 2017

                              LE AUTO NON GIOVANO AI CENTRI STORICI

La giunta Gambini è riuscita a stupirci per l'originalità con la quale intende affrontare l'annosa questione della valorizzazione del centro storico e della rivitalizzazione dei commerci locali.  Mentre quasi ovunque, in omaggio ad una sensibilità ambientale ormai acquisita,  i centri vengono chiusi al traffico automobilistico e aperti al passeggio, alle chiacchiere fra  amici ,  alla sosta rilassata in locali e negozi  a Urbino si pensa di cambiare e ampliare gli orari di accesso ai varchi della zona ZTL , liberalizzandoli, dietro richiesta delle Associazioni di categoria, dalle 18 alle 24.
In mancanza di una visione d'insieme e di un progetto  per il centro storico e per il turismo, la giunta continua a menar fendenti alla cieca, inventandosi misure estemporanee di dubbia efficacia e di dubbio gusto  , o  assecondando interessi corporativi di corto respiro  . La crisi dei negozi, che preoccupa anche noi,  non nasce certo dalle limitazioni agli accessi automobilistici( considerate anche le dimensioni dell'abitato) , ma dallo scarso numero di residenti, frutto di passate politiche, e dalla spietata concorrenza dei centri commerciali che assediano Urbino con il benepalcito della precedente amministrazione, nonché di diversi  esponenti della presente.
Decisioni di questo tipo, su cui invitiamo la Giunta ad un ripensamento, rischiano di allontanare i residenti superstiti cui non bastavano gli schiamazzi notturni vanamente esorcizzati dal Sindaco con la sua ordinanza antiproibizionista:  ora, le loro serate saranno allietate anche dal simpatico rombo dei motori, con il discutibile  privilegio di abbinare all'inquinamento acustico quello ambientale. E, scommettiamo, senza che ci guadagnino i commercianti, vittime dirette della politica di desertificazione del centro storico.
Da tempo suggeriamo alcuni interventi strutturali, già sperimentati con successo in altre città, come l'introduzione di navette per il rifornimento dei negozi a partire da un luogo comune di scarico delle merci, l'incremento dei trasporti pubblici e,  soprattutto, interventi di sostegno ai nuclei familiari per incoraggiarli  a  vivere in centro.

giovedì 2 marzo 2017


                                       URBINO NON E' PIU' NELLE MARCHE

Sembra, dalla lettura della stampa locale, che la conferenza dei sindaci del territorio chiamati a  raccolta attorno a Sgarbi dal Supersindaco Gambini  per studiare la strategia di rilancio del turismo a Urbino ed entroterra sia giunta ad una conclusione perlomeno singolare che cancella la geografia a favore del recupero di antiche formazioni storiche.
Per riportare in zona i turisti  che, spaventati dal terremoto, scelgono altre destinazioni basterebbe  un piccolo gioco di prestigio che consiste nel tacere l'appartenenza di Urbino alla regione Marche, insistendo, invece, sulla sua collocazione nell' antica regione del Montefeltro, contigua  alla più rassicurante Romagna.
Nulla da eccepire sul piano storico; forse, tuttavia, si conta troppo sull'ignoranza e l'ingenuità degli aspiranti visitatori da trattare come bimbetti pronti a farsi abbindolare dal personaggio televisivo di turno, tanto più che si pensa di affiancare al critico d'arte Valentino Rossi che con la cultura, come è noto, ha un conto aperto.
Al di là della trovata pubblicitaria, francamente di cattivo gusto, riteniamo che in luogo di cancellare la geografia sarebbe opportuno creare veramente una politica turistica comune al Montefeltro ( realtà vasta e composita che abbraccia Marche, Toscana e Romagna,nonché San Marino) , attraverso itinerari naturalistici e  artistici,   capaci di coinvolgere  diversi Comuni sulla base dell'appartenenza alla storica regione montefeltrana o all'antico Ducato di Urbino. Insomma,  una rete territoriale di indubbio interesse paesaggistico,  architettonico e museale che da Urbino si dirama tutt'attorno sino a toccare la Toscana con il comune di Sestino e  l'Umbria  con Gubbio.
I percorsi sono tanti, anche tematici: castelli, palazzi e dimore estive dei Della Rovere,  il romanico (che , al di là delle visite obbligate agli edifici più conosciuti, permetterebbe la valorizzazione di gioielli poco noti come l'abbazia protoromanica di San Vincenzo presso il Furlo o la Pieve di San Pancrazio a Sestino), i sentieri delle Cesane piuttosto che le colline che fecero da sfondo ai dipinti di Raffaello e Piero della Francesca.
Naturalmente, sarebbe indispensabile un sistema integrato  di trasporti (navette e pullmini turistici) , di accoglienza in hotel, agriturismi, bed and brekfast e ristoranti, nonché una tessera a tariffa agevolata spendibile in  musei e monumenti di tutta l'area.
Insomma, un turismo ramificato, diffuso,  dall'impatto ambientale non aggressivo, capace di scoprire e valorizzare una straordinaria ricchezza paesaggistica e artistica sparsa a piene mani in borghi e cittadine rimaste ai margini dei flussi turistici di massa, al posto di una politica centrata essenzialmente sul consumo di grandi eventi, spesso costruiti  a tavolino e  gonfiati da una grancassa pubblicitaria  che convoglia a Urbino le frettolose carovane dei tours organizzati , pronte a ripartire appena gustato il prodotto culturale proposto all'assaggio.

martedì 21 febbraio 2017

                                                            SCELTE PERICOLOSE

Nel bel mezzo di un periodo contrassegnato da vivaci polemiche sullo stato della sanità in zona e sui  servizi offerti dall'Ospedale di Urbino, messo sotto accusa dai parenti di alcuni anziani degenti inviati, per carenze di posti, in altre strutture della provincia, arriva la notizia della riapertura dell'ospedale Lanciarini di Sassocorvaro.  Un presidio sanitario indispensabile per una vasta rete di Comuni del Montefeltro (e che conta, per di più, tantissimi anziani) la cui chiusura aveva suscitato condivisibili proteste e appassionati dibattiti riapre, ma con gestione  privata, assicurata da Villa Montefeltro, riedizione appena ritoccata di Montefeltro Salute srl. Secondo il consigliere regionale Traversini , la soluzione risponde alle esigenze della popolazione che riesce , così,  a mantenere una serie di servizi"che il pubblico non può garantire".
Certamente, la proposta di Ospedali pubblici a gestione privata non è cosa nuova; per restare nella nostra Provincia, sembra questa la sorte che attende Cagli. E' di qualche giorno fa  una preoccupata presa di posizione di CISL e CGIL che denuncia l'incertezza in cui versano cittadini e personale ospedaliero relativamente al futuro della struttura sanitaria.
Infatti, non esiste, sino ad oggi, alcun atto formale che chiarisca ufficialmente il ventilato ingresso del privato all'interno dell'Ospedale di Cagli, né quali servizi saranno di competenza della gestione privata.  Secondo la nota sindacale, il solo atto ufficiale in merito è la DGR 139/2016 che modifica di fatto gli ex Ospedali di polo di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro in ospedali di comunità, cioè in strutture territoriali  che prevedono la trasformazione dei posti letto in cure intermedie di cui sono responsabili sotto il profilo gestionale i distretti sanitari. Verso la fine dell'anno passato, il direttore dell'Area Vasta e il sindaco hanno informato i sindacati che l'istituto Santo Stefano aveva formalmente avanzato richiesta di potere utilizzare alcuni spazi al terzo piano dell'Ospedale per svolgervi attività specialistiche ambulatoriali non altrimenti specificate e di trasferire una decina di posti letto a Macerata Feltria. Recentemente, il consigliere Traversini ha dichiarato che, conclusa la partita con l'Istituto Santo Stefano, ci sarà un bando pubblico per assegnare al privato tutte le altre funzioni presenti nella struttura, compresi i 35 posti letto destinati alle cure intermedie.
Sembra ,dunque, che la sanità marchigiana si stia avviando verso una strisciante privatizzazione che trasferisce  progressivamente  totalità o parte di servizi tradizionalmente di competenza del settore pubblico ad enti privati, secondo una logica che opera ormai in diversi ambiti dell'economia e della società . Se la regolamentazione della nostra vita secondo i parametri del mercato  sempre la immiserisce, la tendenza è particolarmente grave nel caso della sanità, perché significa monetarizzare la salute, rendere la salute una merce sulla quale qualche privato in odore di appoggi politici costruirà la sua personale fortuna.
Naturalmente, il tutto all'insegna dell'efficienza che il pubblico non potrebbe garantire: e' da decenni ormai che assistiamo ad una campagna a mezzo stampa e televisione sugli sperperi , l'inadeguatezza, la corruzione , l'arretratezza di scuola, trasporti, sanità , talmente martellante da essere diventata senso comune. La cura suggerita o proposta è radicale e passa,  non a caso, per forme miste pubblico/privato di infausta memoria blairiana (ricordate la Terza Via promossa dall'intraprendente ministro laburista che si fece carico di continuare le politiche di deregulation della Signora Tatcher?) che fungono da cavallo di Troia per una sostanziale privatizzazione.
Certo, il pubblico non può garantire  i servizi adeguati (per citare l'ineffabile consigliere Traversini) , soprattutto se è stato sottoposto ad una drastica dieta dimagrante fatta di tagli alla spesa sociale in nome di un'austerità a senso unico che si è tradotta in un attacco mirato alle condizioni di vita della stragrande maggioranza dei cittadini.
Occorre ancora una volta rimarcare che è il PD a farsi carico delle politiche di liberalizzazione di servizi essenziali , noncurante della sonora bocciatura inflittagli il 4 dicembre da milioni di elettori che, attraverso il rifiuto della controriforma costituzionale, hanno anche voluto manifestare un forte disagio, se non aperto dissenso, rispetto alla visione complessiva di un partito che nella sua azione di governo si è fatto promotore dello smantellamento di fondamentali diritti sociali.
Resta, infine, tutta da dimostrare la sbandierata superiorità del privato in termini di efficienza, innovazione e trasparenza.  Se non bastasse la cronaca quotidiana di manager superpagati che fanno fallire miseramente le imprese a loro affidate, basterebbe chiedere a decine di migliaia di pendolari quali progressi abbiano ricavato dalla privatizzazione delle Ferrovie...

venerdì 10 febbraio 2017

IL VOTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI FERMIGNANO CONTRO IL RIPRISTINO DELLA FERROVIA E’ UN VOTO CONTRO L’ENTROTERRA.



Il voto del Consiglio Comunale di Fermignano che respinge la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle di richiedere il ripristino della Ferrovia, lascia basiti e sconcertati. E soprattutto sorprendono le motivazioni del  Pd, che liquidano l’impegno  per ripristinare la tratta come un argomento da campagna elettorale perché l’opera sarebbe troppo costosa. Demagogico e strumentale è poi il richiamo all’emergenza terremoto, secondo cui la ferrovia, di fronte alla tragedia che ha colpito la Regione, sarebbe un lusso da non prendere nemmeno in considerazione.  Ci domandiamo: ma questi amministratori,che ritengono troppo costoso il ripristino della ferrovia, conoscono i costi delle varianti della Fano–Grosseto per le sole circonvallazioni di Urbania (130 milioni) e Mercatello (40 milioni)? Come mai così coscienziosi di fronte ai costi della Ferrovia, che tra l’altro rientrerebbero nei costi dello Stato (dopo il voto del Parlamento che inserisce la Fano–Urbino tra le ferrovie turistiche), hanno invece taciuto di fronte agli sperperi di questi appalti pubblici, che subiranno poi aumenti nei costi finali? La mozione invitava a sollecitare la Regione a farsi interprete del voto parlamentare e a risanare la ferita del 1987 che sancì la soppressione della Fano-Urbino,  ed il voto negativo della maggioranza Pd segna un’altra pagina negativa di questo partito  contro le istanze democratiche e ambientaliste del territorio. Il Pd di Fermignano non conosce forse i vantaggi di avere una tratta ferroviaria per un territorio, sia per i collegamenti che per la tutela ambientale e per il contenimento dell’inquinamento ? (Anche nel mese di gennaio la provincia e Urbino hanno sforato più volte i parametri di inquinamento stabiliti dall’U.E. e rischiamo aumento delle  malattie respiratorie e ulteriori multe comunitarie). Dopo i tanti convegni, iniziative, studi, dibattiti, sembra ora superfluo dilungarsi sulla necessità fondamentale del ripristino della ferrovia e soltanto politicanti ottusi o mossi da interessi non palesati possono ostinarsi a negarlo.  Il Pd di Fermignano  si pone così contro gli interessi degli abitanti di Fermignano e di tutto l’entroterra, già ampiamente penalizzato dalle politiche del Pd provinciale e Regionale:  con la riforma sanitaria che ha chiuso numerosi centri sanitari, con il boicottaggio finora della lotta per il ripristino della ferrovia, e con lo smantellamento dell’Ersu, dell’Università di Urbino. Il Pd regionale e provinciale hanno sempre considerato il nostro entroterra come una colonia sacrificandolo agli interessi di potentati politici ed economici della costa, e le sue politiche ne hanno favorito l’impoverimento, la riduzione dei servizi, la spoliazione delle risorse, l’emigrazione dei suoi giovani.  Il Pd di Fermignano si allinea succube a queste politiche dei capi Regionali e Provinciali, ai Ricci e Ceriscioli di turno. Il Pd di Urbino, ha avuto il buon senso di schierarsi per il ripristino della Ferrovia, ma finora ben poca influenza ha sulle scelte regionali. Coloro che hanno votato per il PD dovranno riflettere sul ruolo di un partito le cui posizioni politiche sono contrarie agli interessi delle popolazioni dell’entroterra, così diviso in gruppi di potere da non garantire la governabilità democratica e popolare della Regione e delle nostre città.