CRONACHE DALLA BUONA SCUOLA 2
Lunedì 11 gennaio ore 12,45, lezione di Inglese all' Istituto superiore Raffaello di Via Oddi. Fuori tira un gran vento, ma non è quello del rinnovamento, si accanisce contro persiane e finestroni, sbattono qua e là porte che non chiudono mai bene. Il coperchio di un cassone della finestra si stacca e investe una studentessa. Gli esercizi di inglese possono aspettare, l'insegnante corre fuori dall'aula in cerca di aiuto; arriva l'ambulanza, si procede ad accertare lo stato di salute della ragazza: qualche contusione , molto spavento, un forte mal di testa. Il mattino successivo, quando i bidelli riaprono la scuola, trovano in un'altra aula un secondo coperchio caduto e molte finestre dai telai metallici spalancate. Alle otto, gli studenti, sostenuti dagli insegnanti, si rifiutano di entrare nelle classi e così pure il giorno successivo. Intanto, il vento continua a soffiare forte . E' da anni che docenti , ragazzi , genitori e preside segnalano alle autorità competenti ( l'edificio è di proprietà della Provincia) la presenza di strutture fatiscenti e potenzialmente pericolose. L' anno scorso, in primavera, sempre in una giornata di forte vento era caduto un pesante rivestimento esterno nel cortiletto della Scuola Materna che occupa un'ala dell'edificio. Ad ogni rimostranza, ad ogni segnalazione la risposta è sempre stata la stessa: la Provincia non ha soldi.
Che ne è del grandioso piano di risanamento dell'edilizia scolastica sbandierato a reti unificate dal Pinocchio governativo e inserito anche nel testo della L. 107, meglio conosciuta come "buona scuola"?
Nel maggio del 2014, prima delle elezioni comunali ed europee, un sottosegretario del Governo arrivò con tanto di auto blu alla Media Volponi, dove , quando piove, bisogna predisporre grandi catinelle nei corridoi per raccogliere l'acqua piovana. Scuola pavesata a festa, rinfresco in sala professori, bidelle con tacco 15 e classi terze convocate alla presenza dell'autorevole personaggio (la scrivente si rifiutò di portare i suoi ragazzi alla cerimonia di regime, ma fu la sola eccezione). L'emissario renziano, di passaggio a Urbino, veniva a rassicurare i ragazzi - e soprattutto i loro genitori in quanto votanti- sulle buone intenzioni del governo che avrebbe fatto dell'edilizia scolastica una delle sue priorità. Non insegno più in questa scuola, ma non mi risulta che siano partiti i lavori.
Intanto, docenti ed alunni si sorbiranno il rituale ed obbligatorio corso sulla sicurezza , la cui sola utilità risiede nel suo carattere esilarante. Un esempio: i ragazzi del liceo vengono edotti sul rischio che si corre nei cantieri se non si usa il casco da lavoro!!! I docenti, invece, sono messi in guardia dai rischi costituiti dalle prese elettriche e dalle ciabatte multiple che sono , come a tutti è noto, strumenti imprescindibili del mestiere...
Fra promesse elettorali e routine burocratica ( un corso sulla sicurezza all'anno tiene lontano il danno) si lascia andare lentamente, ma inesorabilmente in rovina il patrimonio edilizio scolastico.
Proprio in questi giorni, però, gli Italiani sono stati informati da solerti giornalisti che è partita una grandiosa campagna di digitalizzazione che trasformerà radicalmente gli ambienti scolastici. A patto di trovarli ancora in piedi....
domenica 17 gennaio 2016
martedì 29 dicembre 2015
GRANDI INTERROGATIVI
Una domanda circola insistente per
Urbino, rimbalza dai bar e dalla piazza alle case , alimentando
appassionate conversazioni fra amici e familiari e finisce per
insinuarsi persino nelle valigie dei turisti, fra i souvenirs dei
Torricini e la confezione di cresce:
CHE COSA CI STANNO A
FARE LE 2 ENORMI GRU AL CENTRO COMMERCIALE DI SANTA LUCIA?
Di seguito le diverse ipotesi emerse
dopo mesi e mesi di discussioni e meditazioni di cittadini di ogni
orientamento politico, religioso e sessuale:
- il Centro commerciale non è ancora finito, malgrado il trionfale taglio del nastro l' 8 maggio 2014, cui convennero in pompa magna i vari candidati sindaci, con la sola lodevole eccezione di Gualtiero De Santi per Sinistra per Urbino (impegnato a volantinare contro l'ecomostro) e di Emilia Forti per i 5 Stelle;
- l'impresa costruttrice non è ancora stata pagata e, quindi, tiene in ostaggio la sua creatura sotto la minaccia delle due gru;
- l'impresa costruttrice non ha più un soldo e aspetta l'arrivo di qualche profugo per fargli rimuovere gratuitamente le gru;
- l'attuale Giunta, miracolata sulla via del Bello da una sua nota Vestale televisiva- assessore/collaboratore della Giunta stessa a tempo perso- vuole fare ammenda del passato non proprio limpido di alcuni suoi componenti rispetto all'approvazione del progetto e tiene le gru a disposizione per demolire la “cosa”;
- le gru sono parte integrante della struttura, cui conferiscono quel tocco di post-postmoderno che finalmente riscatta Urbino dal suo conservatorismo architettonico così provinciale;
- le gru sono efficaci dissuasori nei confronti di eventuali attacchi dalla costa ( Saraceni, bande del P.D. balneare in lotta contro quello dell'entroterra, agenti di commercio i cui marchi non sono rappresentati a Santa Lucia....);
- le gru sono destinate a divenire i Torricini del XXI secolo , nuovo simbolo della potenza e della dinamicità di una città che, lungi dall'adagiarsi sulle glorie passate, sa rinnovarsi e stupire per le ardite soluzioni urbanistiche che propone, di fronte alle quali interventi come quelli del Beaubourg e delle Halles nel centro di Parigi si configurano come tentativi dilettanteschi.
Ci scusiamo se non abbiamo dato conto
di tutte le ipotesi: per esigenze di spazio, ci siamo limitati ad
accogliere le più credibili. Ci accorgiamo ora che tutte , invece di
fornire la sospirata risposta, rinviano ad un'altra domanda, la
fondamentale:
MA COSA CI STA A FARE IL
CENTRO COMMERCIALE DI SANTA LUCIA
in una città di 15000
abitanti, già fornita di supermercati e di un altro centro
commerciale ( il Consorzio) che non brilla certo per affluenza?
martedì 22 dicembre 2015
NATALE SI', MA CON GIUDIZIO
Bene ha
fatto la Giunta ad ampliare e diversificare le iniziative natalizie. Peccato
che, come le capita spesso, abbia voluto strafare, finendo per travalicare il
confine del buon gusto e del rispetto del decoro urbano. Ci riferiamo, più che
all’”albero dello scandalo”, al Mercatale (trasformato in chiassoso e
variopinto baraccone).
Il luna park
sotto le Mura, in corrispondenza di Porta Valbona, ha un impatto semplicemente
devastante. Crea inoltre disagi ai residenti e
intralcia pesantemente la circolazione di auto e corriere nella piazza
stessa e nel tratto adiacente di Via Bocca Trabaria.
Per
accorgersi di tutto questo non c’è bisogno del parere di un presentatore
televisivo che ha fatto esporre in città una probabile crosta. Né denunciare
queste brutture significa assecondare le strumentalizzazioni a orologeria dei
Verdi, un gruppo i cui obiettivi nulla hanno a che fare con l’ambientalismo ma
che Gambini ben conosceva quando ha scelto di metterseli in casa (chi è causa
del proprio mal pianga se stesso). Qualunque cittadino può infatti constatare
che gli amministratori di questa come della passata Giunta targata PD
(responsabile, non va mai dimenticato, di una dissennata cementificazione di
aree a ridosso del centro storico), sembrano inconsapevoli della straordinaria
specificità ambientale ed artistica di Urbino. E sono soprattutto privi di
quello spessore culturale, di quella capacità di programmazione e di quella
passione per un tessuto urbano di inestimabile valore che, soli,
permetterebbero di mettere a punto interventi compatibili con questo
delicato e prezioso contesto ambientale.
mercoledì 9 dicembre 2015
SALVATAGGIO DI BANCA MARCHE: AGLI EX VERTICI LA CASSA, AI RISPARMIATORI SOLO CARTA STRACCIA.
SALVATAGGIO DI BANCA MARCHE: AGLI EX VERTICI LA CASSA, AI
RISPARMIATORI SOLO CARTA STRACCIA.
La vicenda
del salvataggio di Banca delle Marche, la principale banca del territorio e della
Regione, la banca dove generazioni di urbinati hanno portato i loro risparmi
(prima sotto il nome di Cassa di
Risparmio), ci induce ad alcune considerazioni. Cerchiamo di riassumere
brevemente la vicenda: i vertici della Banca, esponenti di primo e secondo
piano del vecchio mondo democristiano, avviano procedure finanziarie molto
disinvolte accordando prestiti e mutui a costruttori e imprenditori, amici e
amici degli amici, per somme consistenti. “Tra Casale e Degennaro gli
affidamenti erogati da Banca Marche hanno toccato i 70 milioni di euro. In un contesto
di prestiti mai rientrati che hanno contribuito in modo decisivo al dissesto
della banca marchigiana. Gruppo Lanari esposto per 200 milioni, gruppo
Santarelli per 110 milioni, gruppo Ciccolella: 80 milioni, gruppo Minardi 130
milioni” (il sole 24 ore del 7.11.15). i tanti crediti accordati con
generosità e mai rientrati ammontano ad
una cifra tanto consistente da coprire un terzo dell’intero patrimonio
bancario. Per far fronte a questa situazione, la Banca d’Italia azzera i vertici della banca che viene
commissariata il 27 agosto 2013: ma prima autorizza inspiegabilmente un aumento
di capitale di 180 milioni di €, che di fatto erode il valore delle azioni dei piccoli
risparmiatori . Il risanamento con i classici strumenti finanziari, si presenta impresa estremamente difficile se
non impossibile anche per i commissari. Così si arriva a questi giorni, quando
il governo, di domenica emette un decreto che consente il salvataggio della
Banca, creando la Nuova Banca delle Marche e sottraendo alla vecchia Banca i
debiti, cioè crediti inesigibili e gran parte dei crediti deteriorati, frutto
delle politiche complici e bancarottiere degli ex banchieri. Con questo decreto
chi ci rimette sono gli azionisti della Banca, e quelli che detenevano
obbligazioni subordinate, cioè gran parte dei piccoli risparmiatori che per
strappare clausole e condizioni più favorevoli per i loro conti correnti, nel
corso degli anni si sono fatti convincere da solerti e ignari impiegati della
Banca a sottoscrivere piccoli pacchetti di azioni, con la speranza, risultata
poi vana, che il prezzo delle azioni sarebbe inevitabilmente cresciuto col
tempo. Così, con una manovra amministrativa che somiglia ad un golpe, varata di
domenica, quando gli sportelli delle filiali sono chiusi, il governo ha
sanzionato il salvataggio della banca,, che segna la perdita dei piccoli
azionisti per 400 milioni di €, e dei possessori di obbligazioni subordinate
per altrettanti 400 milioni, con un’operazione giudicata il male minore: azioni
e obbligazioni subordinate diventano per decreto carta straccia. Considerando
che c’ è anche la perdita delle Fondazioni Casse di Risparmio per altri 500
milioni, e che l’intera operazione ripulisce il debito della Nuova Banca
dell’80%, l’ammontare dei crediti inesigibili e deteriorati si aggira sopra i
4,7 miliardi di € (( Resto del carlino 2.12.15). Ora il decreto viene
presentato dai partiti di governo, dal
Presidente di Regione Ceriscioli e dal Pd locale come il male minore, e
necessario per salvare i correntisti.
Così i 43000
piccoli risparmiatori della Banca diventano i capri espiatori e gli unici a
pagare il fallimento provocato dai vecchi amministratori che per produrre
questo crac finanziario hanno ricevuto, invece, buonuscite milionarie . Scriveva
Bertolt Brecht “Che cos’è rapinare una banca, in confronto al fondarla? “. Bianconi
ha ricevuto 1milione e mezzo di euro con le dimissioni del 31 luglio 2011, per
poi essere riassunto dai vertici della banca il 22 agosto dello stesso anno:
evidentemente i complici al vertice della banca si erano accorti che non aveva ancora
pienamente completato tutti i danni prefissati . Tra il 2011 e il 2012 il
Bianconi ha ricevuto 7,1 milioni di euro tra bonus, tfr e retribuzioni, mentre
il suo compenso ammontava a 1,6 milioni di euro l’anno: in 8 anni ha incassato
17 milioni di €. Buonuscite e
retribuzioni milionarie hanno ricevuto anche gli altri al vertice della banca.
Ma se l’ex direttore generale Bianconi se ne andato con compensi milionari
nonostante il fallimento , l’ex presidente e vice presidente della Banca, il
maceratese Lauro Costa veniva insignito dell’onorificenza al merito della
Repubblica dal prefetto di Macerata in una solenne cerimonia nel dicembre del
2013 quando già si conoscevano i conti del dissesto finanziario e alla sede
centrale della Banca Marche operavano i commissari inviati dalla Banca
d’Italia.
Perche la
Banca d’Italia e la Consob, che sono organi di controllo, non sono intervenuti
prima, non hanno vigilato a dovere e
addirittura a crac finanziario conclamato, la Banca d’Italia ha autorizzato un
aumento di capitale della Banca ?
Perché il
governo, così sollecito a colpire i piccoli risparmiatori, non vara
provvedimenti per mettere sotto sequestro i beni degli ex vertici inquisiti e
le autorità inquirenti non arrestano i responsabili di un così grave dissesto,
uno dei più gravi a detta dei commissari dallo scandalo Sindona e Banco
Ambrosiano ?
Come mai la Banca Monte dei Paschi di Siena è
stata salvata con un prestito dello Stato, quindi di tutti i contribuenti, che
ha coperto il malaffare di dirigenti e amministratori legati al Pd, mentre il
governo ha scaricato gli effetti dello scandalo sui risparmiatori della Banca ?
Quali
manovre finanziarie e di potere si nascondono dietro la vicenda di Banca
Marche, chi ha lavorato e manovrato per il suo fallimento per poi, tra breve,
acquistarla per pochi spiccioli ?
Perche
banche tedesche in sofferenza, come HSH Nordbank , hanno beneficiato di una ricapitalizzazione di 3
miliardi di euro e una garanzia di rischio di 10 miliardi di euro
concessa dai Länder di Amburgo e dello Schleswig-Holstein e di una garanzia di
liquidità di 17 miliardi di euro, concessa dal fondo speciale tedesco per la
stabilizzazione dei mercati finanziari, e la Commissione Europea ha ammesso che
il salvataggio, pur configurandosi come aiuto di Stato, è compatibile con il
mercato interno, mentre il salvataggio di Banca delle Marche con il Fondo
interbancario, secondo il governo che ha escluso questo percorso, avrebbe rischiato la bocciatura dalla
Commissione Europea , in quanto si configurava come aiuto di Stato?
Tutta questa
vicenda, come altre precedenti di dimensioni ben più ampie, dimostra che il
sistema capitalistico non garantisce ai piccoli risparmiatori e imprenditori
onesti, il rispetto di quelle regole di
mercato e libera concorrenza che sulla carta istituisce nel nome della libertà
d’impresa; il governo costituito da partiti chiamati a
gestire gli interessi monopolistici, che ci sia il Pd o il Berlusconi di turno,
si rivela ossequioso e rispettoso non dei piccoli risparmiatori che dice di
proteggere, bensì dei grandi potentati economici, svolgendo la funzione di
“comitato di affari della borghesia”. In
queste condizioni il mercato, anziché essere libero, indipendente e regolatore
dell’imprenditoria, si rivela un mercato drogato, corrotto e manovrato dai
grandi potentati economico – finanziari interni e internazionali, assistiti dal
governo, che si rivela così strumento per favorire la rapina nei confronti dei
cittadini, dei piccoli
risparmiatori, dei piccoli imprenditori.
martedì 17 novembre 2015
Questa è la nuova antenna Telecom installata di fronte alla scuola di
Piansevero in seguito ad autorizzazione del Comune. Sinistra per Urbino ritiene che i cittadini avrebbero diritto a
delucidazioni sulle modalità di installazione della suddetta antenna e ad esaurienti informazioni sulle eventuali conseguenze sul lungo periodo per la
salute sia dei ragazzi che frequentano la scuola elementare,sia del
vicinato.
mercoledì 11 novembre 2015
Perche' scioperare il
13 novembre
Pur condividendone spesso le ragioni,
non ho mai aderito agli scioperi indetti dal sindacalismo di base,
ritenendoli dispersivi , minoritari e, in sostanza, poco utili.
Questa volta, però, di fronte alla posizione rinunciataria e
attendista dei Confederali rispetto alla “buona scuola” divenuta
legge, ho cambiato idea e il 13 novembre parteciperò allo sciopero
indetto da Cobas, Unicobas e diverse altre associazioni di
categoria.
Innanzitutto, per una questione di
coerenza e assunzione di responsabilità: un anno intero di
mobilitazioni contro il progetto governativo di una scuola dai forti
connotati aziendalistici non può essere accantonato di fronte al
fatto compiuto di una legge imposta nel disprezzo dell’opposizione
quasi totale del mondo della scuola. Scioperare venerdì significa
ribadire con forza che la partita non è chiusa, che è doveroso
continuare a mettere in discussione gli aspetti più deleteri della
L. 107.
Significa riportare l’attenzione sul
modello di scuola che vogliamo consegnare alle generazioni future:
gli insegnanti non si sono battuti per difendere interessi di
categoria, ma per la salvaguardia della scuola pubblica, minacciata
dalla strisciante privatizzazione introdotta dalla legge e che, a mio
avviso, rappresenta solo una tappa di un più radicale disegno di
eversione del sistema della formazione pubblica e del ruolo
giuridico degli insegnanti.
La posta in gioco è alta e riguarda il
Paese tutto. L’attitudine attendista di Confederali e Gilda
consegna al disorientamento e alla solitudine i docenti che per
l’inizio dell’anno, dopo il successo dello sciopero del 5 maggio
e del blocco degli scrutini, si aspettavano indicazioni concrete di
mobilitazione . Molte proposte erano emerse da Coordinamenti, gruppi
di docenti e RSU (boicottaggio dei Comitati di valutazione,astensione
da attività aggiuntive…). Invece, i grandi Sindacati si sono
limitati ad indire una manifestazione nazionale del pubblico impiego
(non uno sciopero ) per il 28 novembre, relegando in secondo piano
la centralità e la specificità della scuola dove, attualmente, si
gioca una partita complessa di assoluta rilevanza sociale e
culturale.
Sciopererò per il contratto fermo da 6
anni, ma soprattutto per rivendicare la possibilità stessa di avere
un contratto. Infatti, uno degli aspetti più distruttivi della L.
107 è che essa tende a sostituirsi alle disposizioni contrattuali
precedenti. La proposta di contratto del Governo inserita nella legge
di stabilità abilita i Dirigenti scolastici ad assumere, licenziare,
punire e premiare i docenti, per i quali si propone un aumento
salariale medio sugli 8 euro lordi!!! Evidentemente, per il governo
l’elargizione dei 500 bonus per l’aggiornamento (del resto
limitata agli insegnanti di ruolo) sostituisce il contratto. Dunque,
scioperare venerdì significa ricordare che siamo ancora cittadini
che dispongono di diritti garantiti dalla Costituzione e non sudditi
riconoscenti per l’elemosina di un benevolo signore. Ancora una
volta, è una battaglia di civiltà e democrazia!
Sciopererò per chiedere l’assunzione
stabile dei precari abilitati o con 36 mesi di servizio: la realtà
dei primi mesi di scuola smaschera le menzogne di Renzi e Giannini
che avevano promesso la fine del precariato ed un grande piano di
assunzioni .
Sono convinta che questo sciopero sia
utile per fare capire al governo che non siamo rassegnati ed
addomesticati ed ai grandi Sindacati che sappiamo e possiamo muoverci
anche senza di loro, come avvenne 3 anni fa , quando l’allora
ministro Profumo se ne uscì con la pazza idea di aumentare l’orario
di lavoro a 24 ore di lezione frontale senza corrispettivo aumento
salariale. La protesta partì dal basso e solo dopo il sindacato
fornì il supporto organizzativo.
Quando- come sta avvenendo in questi
giorni- si attacca il diritto di sciopero, invocandone da più parti
una rigida regolamentazione che finisce per neutralizzarne la portata
conflittuale, allora è sicuramente il momento di scioperare, prima
che sia troppo tardi per poterlo ancora fare.
Fernanda Mazzoli
giovedì 5 novembre 2015
IO VARCO, TU PARCHEGGI, EGLI SFRECCIA;
NOI INQUINIAMO.....
Agli inizi del XVIII secolo papa
Albani, nel suo diario, definiva la contrada di Valbona “forse la
più nobile della Città”. Niente è più lontano dalle mie
intenzioni che portare argomenti alla miccia della rivalità fra
contrade che, per fortuna ,trova pacifica e simpatica composizione in
occasione della Festa dell' Aquilone. Semplicemente, voglio
ricordare, appoggiandomi su una così rilevante auctoritas , che
Valbona, oggi Via Mazzini, è stata concepita ,alla fine del XV
secolo, come l'ingresso nobile ad una nobile Città, “percorso
primario e di rappresentanza....passaggio obbligato quindi teatro
d'ogni avvenimento ufficiale,politico e mondano che comportasse
rapporti esterni.” (Franco Mazzini, Urbino) Qualunque visitatore,
anche digiuno di storia o di arte, che scenda da Piazza della
Repubblica verso Mercatale si rende conto immediatamente di trovarsi
di fronte ad uno scenario unico per armonia di colori e forme.
Percepisce con emozione quel senso di spaesamento che nasce dall'
improvviso affacciarsi su uno spazio altro rispetto a quello in cui
si muove di solito , come se entrasse fisicamente in un dipinto del
Rinascimento più puro. Anche solo per questa esperienza vale la
pena di venire ad Urbino. La realtà di una città gestita
sicuramente sottotono rispetto alla sua singolare bellezza ( che
nasce da una perfetta compenetrazione fra arte e paesaggio) si
impone, però, in modo urtante, quando si passi a considerare i due
lati della nobile via,. ingombri ad ogni ora del giorno e della notte
di automobili in sosta.
Esiste certamente il diritto dei
residenti (fra i quali si annovera la scrivente) di non parcheggiare
troppo lontano da casa, esiste pure quello del negoziante che deve
scaricare la merce in prossimità del suo negozio. Che dire,poi, del
diritto degli invalidi di parcheggiare comodamente ovunque, senza
sobbarcarsi salite e ciottolato? E chi va a fare la spesa in centro,
non ha ,forse, il sacrosanto diritto di fermare la macchina davanti
al negozio prescelto, onde evitare la fatica di portare a spasso
borse e scatoloni vari? Il punto è che, di tutti questi
diritti,Valbona -ed altre vie entro le mura- muoiono lentamente.
Anche la nuova ordinanza per la
mobilità entrata in vigore da poco non si discosta,sostanzialmente,
da questa tendenza a moltiplicare i permessi per la sosta e a
tollerare il parcheggio in contesti che dalla presenza delle
automobili hanno tutto da perdere. Anzi, l'ampliamento dell'orario di
apertura dei varchi che consente l'accesso dei non-residenti alla
zona ZTL peggiora una situazione già critica ed incoraggia il
transito in automobile nel centro, favorendo comportamenti poco
virtuosi sotto il profilo della protezione ambientale.
Paradossalmente, le nuove disposizioni
sembrano, infatti, favorire chi decidesse di fare un tour completo, e
anche ripetuto, della città in macchina e non chi è costretto da
esigenze professionali (artigiani addetti alle riparazioni) a sostare
per un periodo superiore a quello consentito, con il rischio di
incorrere in una multa salata.
I centri storici sono organismi
preziosi e delicati che richiedono un equilibrio non facile da
mettere a punto tra inderogabile salvaguardia della specificità
urbanistico-ambientale (una delle più grandi ricchezze italiane) e
altrettanto inderogabile esigenza di fruizione da parte dei
residenti. É' questo complesso equilibrio che mantiene vivo un
centro storico che non chiede solo di essere preservato come
straordinario museo diffuso, ma di rimanere un organo pulsante, anzi
il cuore, della vita cittadina.
Serve, allora, una progettualità ben
meditata e ad ampio raggio, che parta da una visione coerente ed
articolata della città che si vuole consegnare al futuro, mentre
ancora una volta ci troviamo davanti ad una serie di misure che
vogliono accontentare un poco tutti e che finiscono per trascurare
l'essenziale,cioè la valorizzazione di
quanto rende unica Urbino.
La sua bellezza è un privilegio anche
difficile da sostenere, per i cittadini, per i turisti, per gli
amministratori : esige cura, amore, sacrifici,tempo. Non si può
pretendere di arrivare dappertutto in macchina , come se si trattasse
di un' anonima cittadina collocata su una grande arteria stradale.
La questione della ZTL è annosa ed ha
coinvolto numerose città italiane, sollevando accese discussioni e
preoccupati allarmi da parte,soprattutto, dei commercianti. Eppure,
là dove le Amministrazioni sono intervenute con decisione, limitando
drasticamente il traffico, i centri storici hanno ripreso a vivere:
sono diventati il luogo per eccellenza delle uscite pomeridiane e del
fine settimana, con una ricaduta positiva proprio per quei
commercianti che, all' inizio, avevano temuto di chiudere bottega, se
si fosse tolta al cliente la possibilità di parcheggiare davanti al
negozio.
Insomma, il centro storico è tornato
ad essere un centro commerciale naturale, come è nella sua
tradizione, che è anche la nostra storia.
Inoltre, Urbino si stende su una
superficie che non è certo quella di una grande città : anche
tenendo conto delle salite, spostarsi da un quartiere all'altro del
centro comporta tempi molto limitati. E' vero che pullula di
invalidi, almeno a giudicare dall'abbondanza di permessi esibiti sui
cruscotti delle automobili...
Prendendo in considerazione anche
interventi sperimentati con successo in altre realtà affini, le
proposte per una mobilità sostenibile e rispettosa di una città
patrimonio dell' Unesco non mancano e coprono un ampio ventaglio che
va da misure di spicciola amministrazione come un più rigoroso
controllo dei permessi o il divieto di accesso a moto e motorini
strombazzanti, ad interventi strutturali che ridisegnerebbero
l'organizzazione dei trasporti su quattro ruote.
Anni fa, all' interno di una Giunta
cittadina, era stata discussa una proposta molto interessante che
prevedeva la presenza , al di fuori delle mura, di un centro
logistico cui avrebbero fatto capo camion e furgoni per gli
approvvigionamenti e dal quale sarebbe ripartita un'autovettura
elettrica per la distribuzione nei singoli esercizi commerciali.
Proposta informata a sensibilità ecologica e a rispetto per l'
integrità del centro storico che è stata realizzata in altre città
( Lucca, per esempio) e che , a Urbino, è sparita persino dal
dibattito pubblico.
Ancora : il rafforzamento della ZTL
deve andare di pari passo con il potenziamento dei mezzi pubblici e
la creazione di navette che colleghino Urbino con i borghi della
campagna circostante, capaci di offrire un servizio efficiente ai
numerosi residenti delle frazioni e di creare un suggestivo
itinerario naturalistico per i turisti.
Se non si mette mano ad un progetto
complessivo e coraggioso che sappia coniugare difesa del patrimonio
artistico e vivibilità per i cittadini, restano soltanto gli
aggiustamenti sui tempi di ingresso e di sosta , rivelatori dell'
inadeguatezza dell' Amministrazione a farsi carico di una questione
centrale per Urbino.
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