giovedì 17 ottobre 2019

L'UNIVERSITA' NON E MERCE DI SCAMBIO POLITICO, BISOGNA CAMBIARE PROSPETTIVA.

Il PD di Matteo Ricci e i neo-alleati del M5S si appellano al Rettore Stocchi per portare pezzi di Università sulla costa. Se il centrodestra provinciale è insorto, il sindaco Gambini ha elevato una protesta molto tiepida contro un progetto che avrebbe ricadute negative sull’economia di Urbino, e lo ha fatto solo per non rompere con le forze con cui amministra e delle quali ha bisogno per ottenere, come si dice, l’agognata poltrona in Regione o a Roma. Lo stesso Stocchi, del resto, aveva in passato espresso parere favorevole alla riapertura di “Pesaro-Studi” e al trasferimento di alcuni centri di ricerca sulla costa.
Da una parte e dall’altra, decisioni strategiche per il futuro della città maturano sulla testa dei cittadini e, soprattutto, senza nessuna analisi dei contesti, nessuna idea dei bisogni formativi del territorio, nessuna previsione di sviluppo e nessun progetto complessivo, ma esclusivamente per piccoli interessi immediati e contingenti.
Siamo una forza politica responsabile e sappiamo che difendere Urbino non significa arroccarsi ma proporre soluzioni concrete a salvaguardia degli interessi di tutti i soggetti.
Va allora detto che i problemi sono ben altri rispetto a quelli sollevati sinora dal dibattito. In un contesto di trasformazione del sistema universitario nazionale che va verso una distinzione netta tra Università di ricerca che ricevono lauti finanziamenti e Università di sola didattica e sottofinanziate, spostare semplicemente pezzi di Università a Pesaro danneggerebbe Urbino senza produrre però vantaggi sostanziali all’Ateneo, che rimarrebbe una struttura fragile, di piccole dimensioni e strutturalmente incapace (lo si vede con il caos delle aule in questi giorni) di difendersi dalla competizione dei centri più avanzati.
Del tutto diverso è il ragionamento che bisogna fare, tenendo conto che in una situazione di debolezza analoga versano anche gli altri Atenei marchigiani, tranne – forse - Ancona.
Occorre, semmai, smetterla di farsi concorrenza e unire le forze, istituendo un organismo di concertazione permanente tra la Presidenza regionale, i Presidenti delle province marchigiane, i Sindaci dei Comuni sedi di Università, la Conferenza dei Rettori delle Università delle Marche, le Associazioni di categoria, i Sindacati, le rappresentanze degli studenti, al fine di programmare uno sviluppo regionale complessivo dell’offerta formativa delle Università che sia equilibrato e solidale nell’utilizzo delle risorse finanziarie. Indispensabile è anche il varo di un apposito Osservatorio, che valuti l’effettiva utilità dell’istituzione di nuovi corsi di laurea e di istituti di ricerca attraverso un costante monitoraggio delle richieste dei soggetti interessati, tenendo conto anche delle necessità in termini di infrastrutture relative ai collegamenti e ai servizi e all’eventuale ricaduta in termini di qualità sul territorio.
Inseguire i vantaggi del momento e utilizzare l’Università come merce di scambio politico farà solo danno. E’ il momento invece di cambiare prospettiva di sviluppo e di rimettere al centro una necessaria programmazione razionale delle risorse e degli investimenti nel settore della formazione.
Sinistra per Urbino

pubblicato sul "Resto del Carlino"e su "Vivere Urbino" del 16.10.19







 

martedì 8 ottobre 2019

SINISTRA PER URBINO: CONTINUA IL DISAGIO PER I RESIDENTI INTORNO ALLA DISCARICA DI CA’ LUCIO, CONTINUA L’AVVELENAMENTO DEL TERRITORIO



La discarica di Cà Lucio riapre per altri quattro anni in barba alla sentenza del consiglio di Stato,
dimostrando che i propositi di chiusura spesi nelle ultime due campagne elettorali da Gambini erano solo promesse per acquisire voti. I residenti dell’area per 2 km - come per il recente passato - saranno esentati dal pagare le tariffe sui rifiuti, come miserabile indennizzo per il disagio che sopportano.
Nulla pagano gli amministratori che hanno impiantato una discarica posta in un luogo inadatto, né l’azienda MarcheMultiServizi, subentrata nella gestione per trarne lauti profitti. Tutto pagano invece i cittadini, con le bollette della Tari e con i rischi alla propria salute.
Come già succede per il Parcheggio S. Lucia, di cui i cittadini sopportano il mutuo per una scelta del Pd e di Gambini, così per Cà Lucio tutti i cittadini vengono chiamati a rimediare alle scelte sbagliate degli amministratori (e anche qui c’entra Gambini).
Sapendo benissimo come stanno le cose, invece di avviare la chiusura in tempi rapidi, si è voluto proseguire per anni avvelenando un intero territorio. Si proseguirà adesso per raggiungere il totale di 418000 mc, sversando rifiuti sia del territorio che da fuori provincia. Siccome è dubbio che, migliorando la raccolta differenziata, i rifiuti urbani del territorio siano sufficienti a coprire la quota prefissata, si ricorrerà inoltre assai probabilmente al trasferimento di ulteriori rifiuti da fuori regione al fine di coprire le spese per il post mortem della discarica (ma i soldi del post mortem non dovevano essere già stati accantonati nel corso degli anni di gestione?). Permangono iquindi dubbi che la discarica possa chiudere nei quattro anni propagandati.  Tutto proseguirà quindi come in passato.
Invece di mostrare comprensione e lodare la pazienza dei cittadini, che hanno le case in un luogo in cui questi amministratori non trascorrerebbero nemmeno un weekend, invece di adoperarsi per una chiusura rapida di questa grave ferita per il territorio, di fronte alle legittime e competenti domande e obiezioni dei residenti, intanto, i colletti bianchi di Marchemultiservizi, stipendiati lautamente con le bollette dei contribuenti, durante l’ultima assemblea di Montesoffio reagivano con sorrisetti di compatimento. Il Sindaco, poi, si drizzava in piedi, alzando la voce con i consueti toni arroganti e minacciosi, come un sovrano assoluto indispettito si rivolge ai sudditi fastidiosi e alla plebe.
Basterebbe solo questo per invitare i cittadini di Montesoffio che hanno premiato Gambini alle ultime elezioni a riflettere sul voto espresso: vale la pena correre questi rischi per essere esentati dalla Tari?
Sinistra per Urbino continuerà a denunciare le condotte scriteriate di questa amministrazione di destra contro l’ambiente e la città. La salute non può essere monetizzata!!!

venerdì 20 settembre 2019

GAMBINI NUOCE GRAVEMENTE ALLA CITTA' DI URBINO E QUANTO STA ACCADENDO PURTROPPO LO CONFERMA



Da anni docenti e famiglie esprimevano preoccupazioni sulla messa in sicurezza del Liceo Classico: si è aspettato invece che il problema esplodesse mettendo a repentaglio l’anno scolastico. Gli studenti e il personale saranno spalmati in varie sedi provvisorie con gravi disagi. E che ne sarà, a questo punto, della prevista ma mai avviata ristrutturazione di Piansevero?
Abbiamo appreso dai giornali che la discarica di Cà Lucio verrà riaperta, nonostante una sentenza contraria del Consiglio di Stato. Alla fine di settembre del 2016 Gambini affermava che “la discarica di Ca’ Lucio sarà chiusa in 5 anni”: conosciamo adesso quanto valga la sua parola, cioè zero. Intanto l’emergenza ambientale rimane e si è solo placata la protesta dei residenti con incentivi economici sulle bollette. Ma la salute non si monetizza e i danni ambientali ricadono su tutto il territorio e per i decenni futuri.
Continuano anche i disagi all’ospedale di Urbino, dovuti all’endemica mancanza di personale: ci scrive una signora che ha dovuto attendere nove ore al pronto soccorso e non è certo l’unico caso.
Nel frattempo, l’anniversario della morte di Volponi è passato sotto silenzio e sulla ferrovia nessuna iniziativa è stata presa nonostante le tante promesse.
Anche la manutenzione del territorio è del tutto insufficiente: a Urbino 2 – ma tanto, sono migranti! - da giorni manca l’illuminazione pubblica.
A Mazzaferro invece è da più di un anno transennata la strada che porta alla scuola elementare, mentre il camminamento che unisce il quartiere al centro rimane solo argomento della campagna elettorale (l’ultima e quella precedente). Sempre a Mazzaferro, in via Grandi ogni tre/quattro mesi si rompe la condotta idrica, sempre nello stesso punto, con perdita di centinaia di litri d’acqua – tanto pagano i contribuenti!
Anche la strada per il Tufo e Montesoffio è a rischio: stretta e piena di curve, senza limiti di velocità, percorsa da camion e da motociclisti che la scambiano per una pista di Misano.
Potremmo continuare a lungo.
Gambini in campagna elettorale ha riaffermato di non essere né di destra né di sinistra. Ma dopo aver portato in Consiglio Comunale la Lega, ora si è presentato in conferenza stampa con la Foschi tessendo le lodi di Berlusconi e di Forza Italia. E’ ormai un militante e attivista di destra: materia di riflessione per quei cittadini di sinistra che abbindolati da qualche promessa o da qualche prebenda gli hanno confermato il consenso il 26 maggio. E anche per quei “democratici” che sono corsi ad arruolarsi tra le sue file per qualche poltrona o per scampoli di visibilità.
Le sue nuove idee di destra, del resto, si sono subito materializzate in una battaglia contro le associazioni progressiste di volontariato della città, come l’Istituto della Storia della Resistenza e Legambiente – Centro di Educazione Ambientale.
Il quadro che ne esce è desolante. Manca non solo un progetto di città, - pretesa eccessiva da questo sindaco e dai suoi collaboratori – ma anche attenzione alle cose piccole ma importanti.
La città sta morendo, la popolazione, in calo preoccupante, invecchia mentre i giovani l’abbandonano, soprattutto i suoi cervelli più talentuosi. Gli esercizi commerciali chiudono, diminuiscono le attività produttive, nonostante la presenza dell’Università e il patrocinio UNESCO.
Urbino a settembre appare una città allo sbando e la colpa è in primo luogo del Primo Cittadino e di chi ne ha sostenuto la rielezione. Il nostro auspicio è che le opposizioni riescano a condurre una battaglia comune, con iniziative sulle questioni più urgenti, per metterlo di fronte alle sue responsabilità.

pubblicato su "Vivere Urbino" del 20.9.19 
https://www.vivereurbino.it/2019/09/21/scuole-discarica-ospedale-sinistra-per-urbino-gambini-nuoce-gravemente-alla-citt-di-urbino/747428



sabato 13 luglio 2019

LA SANITA’ PROVINCIALE TRA CARENZA DI PERSONALE ALL’OSPEDALE DI URBINO E PRIVATIZZAZIONI.



LA SANITA’ PROVINCIALE 
TRA CARENZA DI PERSONALE ALL’OSPEDALE DI URBINO E PRIVATIZZAZIONI.

Interi reparti e servizi dell’Ospedale di Urbino sono allo stremo: mancano medici al Pronto Soccorso, in Ostetricia, al Centro Trasfusionale, in Laboratorio Analisi, mancano tecnici in Radiologia, in Laboratorio Analisi, al Centro Trasfusionale, il personale infermieristico è sotto organico. Di conseguenza si hanno servizi che chiudono o che operano non solo ben al di sotto delle loro possibilità, ma anche in condizioni veramente precarie e solo grazie alla dedizione dei singoli.
Sebbene questa grave situazione sia nota da tempo, non si è fatto nulla per invertire tale deriva, anzi, ci sono in alcuni casi graduatorie concorsuali alle quali non si attinge o si attinge con estrema lentezza.
Il motivo di tale indecente comportamento è semplice: il ridotto o il cattivo funzionamento della sanità pubblica è funzionale al disegno del PD (e dei suoi finti oppositori di Forza Italia e della Lega) di privatizzare la sanità favorendo l’ingresso di grandi gruppi privati.
Qualche giorno fa il presidente Ceriscioli ha dichiarato che a Sassocorvaro ci saranno 12 posti letto di daysurgery e altri servizi affidati al privato. Ceriscioli è la stessa persona che qualche anno fa chiuse gli ospedali di Sassocorvaro e di Cagli e ridusse ai minimi termini l’ospedale di Fano con la motivazione che non si potevano avere dei doppioni a così poca distanza dagli ospedali di Urbino e di Pesaro. E’ la stessa persona che fa nascere a Fano una clinica privata da 50 posti letto (per ora) e a Cagli e a Sassocorvaro ha semplicemente sostituito la gestione pubblica con quella privata. Questo non vuol dire solo raccontare falsità prendendo per i fondelli i cittadini, vuol dire anche e soprattutto fare una politica di destra e antipopolare.
Ceriscioli ci spieghi, numeri alla mano, come magicamente la Regione riesca a spendere meno soldi e ad assicurare lauti guadagni al privato, offrendo la stessa qualità del servizio e un organico di lavoratori (medici, tecnici, infermieri) che rispetti i requisiti di legge.
Ceriscioli faccia vedere, numeri alla mano, rendendo pubblici le convenzioni in essere con il privato, quanto vengono pagati gli esami di radiologia e di laboratorio.
Ceriscioli ci spieghi tutto ciò in un faccia a faccia, uno contro uno, senza intermediari.
Per finire, dando per scontata l’afonia di Cisl e Uil, chiediamo: dov’è la CGIL?

Urbino, 13 luglio 2019

Contraddizioni e inefficienze gestionali nel provvedimento di chiusura dell’Oasi della Badia





Contraddizioni e inefficienze gestionali 
nel provvedimento di chiusura dell’Oasi della Badia
Sinistra per Urbino ha seguito il dibattito sull’eventuale chiusura del Oasi della Badia con attesa di giustificazioni tecniche e scientifiche adeguate all’importanza che l’argomento riveste, non solo come determinazioni dell’amministrazione pubblica  sulla  gestione presente del territorio di caccia ma  sul rapporto esistente tra uomo e ambiente naturale  .
Sensibilità e attenzione all’ambiente  caratterizzano l’approccio   dei popoli evoluti ad una coscienza capace di riconoscere i problemi globali e declinarli in politiche locali. Invece da noi  sembrano non interrompere il pensiero corto e sbrigativo,che divide gli animali in prede e predatori, ignorando le necessità di un ecosistema delicato e singolare come quello dell’Oasi della Badia.
Si dovrebbe dunque interrompere una scelta di tutela che ha caratterizzato la gestione di quell’area per alcuni decenni,causando a detta dell’ATC la proliferazione incontrollata dei cinghiali,sperando così di arginare il fenomeno a schioppettate.
Diciamolo subito,il problema dei cinghiali ha proporzioni ben più vaste di quelle dell’Oasi e non si risolverà con un approccio improntato esclusivamente  alla caccia .La caccia al cinghiale nell’oasi aprirà la caccia illegale alle specie protette,non ci sono ne uomini ne soldi per fare i controlli necessari. Controlli che andrebbero estesi a tutto il territorio dell’entroterra per individuare i molti comportamenti furbeschi da parte di alcuni cacciatori disonesti,come il foraggiamento dei cinghiali e la diffusione di femmine gravide.
Oppure su vuole destinare un territorio cosiddetto vergine alle smanie venatorie per soddisfarne la sete?La tutela  di specie migratorie rare ,la rara biodiversità  degli ambienti ricchi di acque dell’Oasi della Badia  non  sono argomento secondario e risibile ,sono l’essenza di un ritrovato rapporto tra cittadini del Mondo e Ambiente naturale. Oggi più che mai di fronte agli enormi problemi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici siamo chiamati a ponderare attentamente i nostri passi e allargare il pensiero alle conseguenze generali che anche scelte apparentemente di esclusivo interesse locale hanno sia in termini di protezione dell’ambiente che nei risvolti educativi connessi.
Di fronte alla questione dell’apertura della caccia all’Oasi della Badia  sollevata dall’Atc,  abbiamo assistito al silenzio imbarazzante  della Giunta Comunale, del Pd, del sindaco Gambini, di Rosati e Londei, che in campagna elettorale si erano spesi in fiumi di parole a difesa dell’ambiente. E preoccupa soprattutto il silenzio del governatore regionale Ceriscioli. Non vorremmo che per i ricorrenti motivi elettorali, il governo regionale, dopo aver dimostrato incapacità e incompetenza nel saper gestire il problema della caccia e la tutela degli agricoltori, - purtroppo l’incapacità non si limita solo a questo -  pensasse alla solita regalia a favore della lobby e di quelle associazioni venatorie meno permeabili alle esigenze ambientali, a scapito della salvaguardia del territorio e della sua biodiversità. Ancora una volta il governo regionale si piegherebbe agli interessi di pochi a scapito di tutta la collettività.

Urbino,11 luglio 19